La Corte d’Appello Usa assolve la Santa Sede: “Nessuna responsabilità sugli abusi”
La Corte d'Appello dell'Oregon ha respinto lunedì la causa iniziata nel 2002 circa la responsabilità diretta della Santa Sede nei casi di abusi sessuali sui bambini. La vicenda riguarda un sacerdote irlandese che dopo essere stato denunciato per violenze su un minore, avvenute nel 1965, è stato segnalato dal suo ordine religioso al Vaticano che lo ha ridotto allo stato laicale nel giro di poche settimane. Secondo l'accusa la Santa Sede avrebbe il controllo diretto di tutti i parroci del mondo, dunque la sua responsabilità nei casi di reati sarebbe diretta. La Corte d'Appello, tuttavia, ha rigettato le motivazioni, spiegando che sono sbagliate e che è impossibile il controllo diretto su tutti i sacerdoti del pianeta.
Come spiega l'avvocato della Santa Sede Jeffrey S. Lena in un comunicato stampa, infatti, i sacerdoti sono sotto il controllo dei loro superiori locali e non sono "dipendenti" della Santa Sede, come potrebbe essere nel caso di una normale azienda. Ed è falso anche che la Santa Sede riceva e conservi informazioni su tutti i sacerdoti nel mondo. L'avvocato Lena, in un'intervista alla redazione inglese della Radio Vaticana, ricorda inoltre che si sarebbe voluto trattare la Chiesa cattolica come una grande società con a capo il Papa, alla stregua di un Chief Executive Officer, un amministratore delegato. E spiega che questo principio è stato respinto dalla Corte. Lena spiega che in questo procedimento il giudice "ha avuto l'opportunità di seguire da vicino i fatti, ha potuto incontrare tutte le parti e i testimoni legati alla vicenda del sacerdote e questo gli ha consentito di esaminare da vicino se ci fossero stati collegamenti con la Santa Sede, appurando che la Santa Sede era stata informata solo nel momento in cui era arrivata la richiesta di riduzione allo stato laicale del religioso da parte dei suoi superiori locali".