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24 Maggio 2017
15:21

La cannabis terapeutica è… finita: il principale farmaco olandese esaurito in tutta Europa

E’ il Bediol, prodotto dalla casa farmaceutica olandese Bedrocan ed è cannabis sativa a medio-basso livello di Thc utilizzata in molte patologie, con effetti analgesici e antispastici. A trovarsi nella stessa situazione migliaia di pazienti.
A cura di Gaia Bozza
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"Vuoi la cannabis terapeutica? Ci dispiace, ma devi aspettare ottobre. Ora è finita": le persone che in Italia e in Europa si curano con la cannabis terapeutica sono in tribolazione perché il medicinale con cui molti sono in terapia è finito. E' il Bediol, prodotto dalla casa farmaceutica olandese Bedrocan ed è cannabis sativa a medio-basso livello di Thc e un livello medio di Cannabidiolo non psicoattivo (CBD) utilizzata in molte patologie, con effetti analgesici e antispastici. A trovarsi nella stessa situazione sono moltissime persone, migliaia, e tra esse Andrea Trisciuoglio, ammalato di sclerosi multipla e presidente dell'associazione LaPiantiamo. Andrea si è visto rifiutare la richiesta del farmaco da parte dell'ospedale di Foggia, cui fa riferimento, perché la casa farmaceutica olandese non ne ha più. E non sarà disponibile fino a ottobre prossimo. Un tempo enorme per chi ha bisogno di cure. Ma Andrea non si è rassegnato. Ha chiesto conferma al Bureau voor Medicinal Cannabis (BMC) del Ministero della Sanità olandese, che gli ha confermato la sconcertante notizia: a causa di raccolti non andati a buon fine, il farmaco non sarà disponibile. E il problema non sarebbe limitato alla sola Italia, stando alla mail arrivata al giovane paziente: "Io ora non so come fare, le alternative sono piantarla da me o rivolgermi a chi ha piantato già quella varietà, certo non possiamo restare tutti senza cure".

La canapa medica in Italia: come funziona

La cannabis terapeutica (sativa) in Italia è legale, può essere acquistata dietro presentazione di ricetta medica (la ricetta bianca, con costi talvolta notevoli, che superano i 30 euro) oppure ottenuta attraverso le Asl di competenza, ma sono solo 11 le Regioni che hanno legiferato al riguardo e che quindi permettono cure gratuite e solo per alcune patologie. Il procedimento è di per sé farraginoso e pochi medici la prescrivono nonostante sia accertato che la canapa medica cura o allevia numerose patologie e stati dolorosi come la sclerosi multipla, il glaucoma, il dolore oncologico e post-operatorio, l'emicrania, nausea e vomito da chemioterapia, anoressia dovuta all'Hiv e altre. Gran parte della cannabis terapeutica distribuita in Italia è di origine olandese, una piccola parte è la FM2, una varietà di cannabis autorizzata da Gennaio 2017 e prodotta dallo Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze, che ha l'obiettivo dichiarato di coprire il fabbisogno nazionale, ma di fatto, a fine anno, arriverà forse a 50 chili: il fabbisogno nazionale stimato dal ministero della Salute è 100 chilogrammi l’anno. Una stima in costante aggiornamento, viste le crescenti richieste dei pazienti. Lo Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze prevede che abbiano bisogno di cannabis terapeutica circa 3mila persone, ma non esistono cifre ufficiali e il bacino dei pazienti è potenzialmente molto più alto. La FM2 è un simil-Bediol, si avvicina al medicinale olandese ma non è uguale: "Inoltre viene polverizzato – aggiunge Andrea Trisciuoglio – e questo non permette diverse modalità di assunzione per noi malati, oltre a causare la perdita di principio attivo". Al di là di questo, però, "la prospettiva di un incremento della produzione all'interno dello stabilimento potrebbe risolvere alcuni problemi", aggiunge fiducioso Andrea.

I farmaci a base di cannabis

Il Sativex: è un farmaco a base di due soli estratti di cannabis, è uno spray ad uso orale e a base alcolica, è prescrivibile da specialisti ospedalieri solo per gli spasmi provocati dalla sclerosi multipla dopo che gli altri trattamenti tradizionali non abbiano funzionato. Il costo al pubblico, se non rimborsato dal sistema sanitario, è di oltre 700 euro per un mese di trattamento. 

Il Bedrocan: si tratta di infiorescenze che vengono prodotte in Olanda e utilizzate in tutta Europa come cannabis terapeutica. Esistono 5 varietà disponibili in Italia, ognuna delle quali ha una specifica composizione e si adatta meglio a diverse patologie: Bedrocan, Bedica, Bedrobinol, Bediol. Non esiste una sola modalità di assunzione: si può vaporizzare, assumere in cibo o liquidi, assumere con tabacco.

La FM2: è la varietà prodotta dallo Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze, che ha una composizione simile al Bediol ma viene lavorata in maniera diversa, cioè polverizzata: questo esclude alcune modalità di assunzione come la vaporizzazione o in sigaretta a vantaggio di altre.

Le crisi di reperibilità dei farmaci e le soluzioni

A complicare il quadro, ci sono le crisi di reperibilità della cannabis terapeutica in Italia. Questa volta si tratta del Bediol, ma il problema è ricorrente: "Come me ci sono tanti pazienti – spiega Andrea – E per il momento non c'è soluzione". Il ministero della Salute italiano ha risposto ad Andrea Trisciuoglio che ci sta lavorando, ma non si sa in quali tempi e modalità. E di tempo non ce n'è molto, per chi ha bisogno di cure. Una possibile soluzione veloce, secondo l'associazione Lapiantiamo e secondo la radicale Rita Bernardini, potrebbe essere utilizzare la canapa prodotta a scopo sperimentale (e poi distrutta) a Rovigo, la sede del Centro italiano di ricerca per le colture industriali che fa esperimenti sulla cannabis terapeutica. "Ho l'impressione, inoltre – aggiunge Bernardini – che ci sia stata poca previdenza da parte delle istituzioni italiane, visto che nel nostro Paese il Bediol è introvabile". La ex parlamentare, nota per le sue battaglie antiproibizioniste, ha in programma uno sciopero della fame che, oltre a denunciare la situazione penitenziaria, chiederà una veloce soluzione per i pazienti.  Un'altra alternativa, paventata da Andrea, sarebbe quella di piantarla da sé. Lo dice però con sorriso amaro: in Italia non si può, e spesso si va in galera. Tra i casi, quello sollevato da Fanpage qualche mese fa di Fabrizio Pellegrini, un ragazzo che ora sta scontando gli arresti domiciliari semplicemente perché voleva curarsi con la canapa e aveva provato a coltivarla da sé poiché non aveva abbastanza soldi per le cure.

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