Jesolo, si tuffa da un pontile e batte la testa sul fondale: 17enne muore dopo giorni di ricovero

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Immagine di repertorio.
È morto dopo giorni di ricovero il 17enne che si era tuffato di notte da un pontile a Jesolo, battendo la testa sul fondale. Il sindaco ha espresso cordoglio, mentre la vicenda riaccende il dibattito sulla sicurezza.

Dopo giorni di ricovero in ospedale, è morto il 17enne che nella notte tra sabato e domenica si è tuffato da un pontile e ha battuto la testa sul fondale. Jesolo. Il ragazzo si chiamava Zakaria ed era residente a Trento. Si è spento in ospedale a Mestre.

Secondo quanto è stato ricostruito, il 17enne si trovava nella nota località di mare con un gruppo di amici. Nei pressi di piazza Marconi ha deciso di tuffarsi dal pontile all'altezza della torretta 17, nonostante i divieti e la bassa marea. Ha sbattuto violentemente la testa sul fondale, il colpo che ha provocato un gravissimo trauma cervicale e un arresto cardiaco.

Sul posto, allertati dagli amici presenti che hanno recuperato il 17enne privo di sensi dal mare, è intervenuto il personale del Suem 118, oltre alle Croce Rossa. I sanitari sono riusciti a rianimare il giovane e stabilizzarlo, poi lo hanno trasferito prima all'ospedale di San Donà di Piave e, dopo, nel reparto di Neurochirurgia dell'ospedale dell'Angelo di Mestre.

Il ragazzo viveva a Gardolo con la sua famiglia e frequentava l’istituto di formazione professionale "Sandro Pertini" di Trento. La notte scorsa è arrivato il tragico epilogo della vicenda che ha riaperto il dibattito sulla sicurezza.

"Rivolgo le più sentite condoglianze alla famiglia a nome della Città di Jesolo e la nostra vicinanza in questo momento di lutto", ha scritto il sindaco Christofer De Zotti.

"Al contempo invito tutti a rispettare il dolore del momento evitando polemiche, strumentalizzazioni o ragionamenti su ciò che si può o si deve fare", ha scritto ancora il primo cittadino sulla sua pagina.

E conclude: "Ci sarà il momento per ragionare su ciò che si può fare di meglio per ridurre il rischio che tragedie simili si possano ripetere, ma ora è opportuno lasciare spazio al silenzio e al raccoglimento".

"Esprimo il massimo rispetto per il dolore della famiglia del giovane e condivido che questo sia il tempo del cordoglio e del raccoglimento. Proprio per rispetto di quel dolore, però, non possiamo dimenticare che la prevenzione si realizza prima che una tragedia accada, non dopo", la replica del presidente Anab (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica) Guido Ballarin.

"Negli anni abbiamo più volte segnalato alle istituzioni competenti la pericolosità dei tuffi dai pontili, chiedendo interventi concreti di prevenzione e di messa in sicurezza. Non è una polemica nata oggi, ma una posizione pubblica e documentata che portiamo avanti da tempo", aggiunge.

"Rinviare ogni riflessione a un momento successivo rischia di far perdere un'altra occasione. Le istituzioni hanno il dovere di interrogarsi costantemente sui rischi presenti nel territorio e di intervenire quando questi sono noti, senza attendere che un evento drammatico riporti il problema all'attenzione dell'opinione pubblica".

E conclude: "Oggi il pensiero va esclusivamente al ragazzo e alla sua famiglia. Da domani, però, il modo migliore per onorarne la memoria sarà trasformare il dolore in azioni concrete, affinché tragedie come questa diventino sempre più rare".

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