Italia in lutto per i funerali delle vittime di Crans-Montana: “Non deve succedere mai più”

Cambia la foto sopra la bara di legno chiaro, cambiano i volti straziati di genitori e amici, le coordinate geografiche e l'accento di chi li ricorda, ma il dolore rimane uno solo, immenso e inenarrabile.
Lo sintetizza, dal pulpito della basilica di Santa Maria delle Grazie, a Milano, la sorella minore di Chiara Costanzo, una dei sei adolescenti italiani che nella notte di Capodanno sono morti nel rogo di Crans-Montana: "Sono così arrabbiata – dice piangendo una voce poco più che bambina – che sei stata portata via da questa terra a 16 anni e quello che ho dentro ora è solo un grande vuoto".
Sgomento e incredulità risuonano ancora più forte nelle navate della chiesa perché mescolati ai ricordi dolci della quotidianità: "Non posso credere che non potrò più correre a chiederti consigli sulla scuola – dice ancora la sorella di Chiara Costanzo -, non ti vedrò entrare in camera mia per chiedermi dei vestiti e non ti dovrò portare lo shampoo in doccia perché l'hai finito, mai avrei pensato che queste cose mi sarebbero mancate e invece ho perso te, il mio punto di riferimento".

Sono lo zio e il papà della 16enne milanese a fare un passo oltre il dolore per chiedere verità: "Perché Chiara era una persona corretta ed è stata vittima di un'ingiustizia, abbiamo bisogno di sapere che le indagini verranno effettuate con scrupolo e senza nessuna omissione", dice il padre della ragazza dopo la cerimonia funebre.
Poco distante, nello stesso freddo primo pomeriggio, un fiume di persone si stringe attorno ai familiari di Achille Barosi nella basilica milanese di Sant'Ambrogio.
È lì che al termine della messa risuonano le note di "Perdutamente", di Achille Lauro: "Perdutamente siamo in mare aperto, perdutamente c'è mattino presto, se mancasse una notte voglio un nuovo vestito e perché siamo niente di niente di niente, un fuoco d'artificio". La canta sotto voce anche la mamma del ragazzo e poi tutti a gridare "Ciao Achi, buon viaggio".

A Bologna invece è la mamma di Giovanni Tamburi a prendere la parola: "Giovanni amava la neve e ieri ha nevicato, oggi c'è il sole. Mio figlio non è qua, qua c'è solo il suo corpo, il messaggio che vuole mandare è di amore, un invito a non lasciarsi niente di non detto, io e lui ci dicevamo ogni giorno quanto ci amavamo".
All'interno della cattedrale di San Pietro, dove è stata celebrata la cerimonia funebre, un'adolescente al microfono riflette: "Solo ora abbiamo capito che bisogna imparare ad apprezzare ciò che abbiamo, prima che il tempo ci costringa ad apprezzare ciò che ora non abbiamo più".

A Roma i funerali di Riccardo Minghetti si sono svolti in mattinata. "Era davvero una brava persona, non possiamo fare altro che ricordare il suo bel carattere", commentano i compagni di liceo.
Presente alle esequie anche la vice presidente della Regione Lazio Roberta Angelilli: "È veramente qualcosa di straziante, inaccettabile – dice ai cronisti -. E bisogna fare veramente verità e giustizia, queste tragedie non devono succedere mai più, quindi anche le istituzioni devono rafforzare la vigilanza, ovunque".

Nella stessa giornata il lutto ha oltrepassato le Alpi e a Lugano si è svolto il funerale della vittima italiana più giovane della strage di Crans-Montana, la 15enne Sofia Prosperi.
"Tutto in noi oggi dice di no, non ce la facciamo, non è vero, non si può morire a 15 anni – ha spiegato il vescovo Alain de Raemy, in una chiesa piena di ragazzi, molti dei quali stringevano una rosa bianca -. Il pensiero va anche a tutti gli altri giovani che condividevano con lei la festa di Capodanno".
Domani, 8 gennaio, alle 11:30 nella parrocchia di Sant’Antonio a Boccadasse, sarà Genova ad accompagnare nell'ultimo viaggio il 17enne Emanuele Galeppini.