La variante Alpha del Covid-19, così come è stata ribattezzata la variante inglese dall'Organizzazione mondiale della Sanità, resta dominante in Italia, mentre la P.1 (gamma, ex brasiliana) è arrivata intorno al 7 per cento soprattutto nelle regioni centrali. La variante Delta, individuata per la prima volta in India qualche mese fa e che preoccupa gli esperti perché responsabile dell'aumento dei casi di Coronavirus in Inghilterra, resta sotto l'1%, così come la nigeriana. È quanto ha spiegato Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di Sanità, durante la conferenza stampa di oggi sui dati del monitoraggio settimanale della Cabina di Regia, durante la quale ha illustrato anche il nuovo rapporto Iss sulle varianti.

"Abbiamo un quadro epidemiologico che va migliorando, si caratterizza tra i più positivi in Europa grazie alle misure messe in campi e alla campagna di vaccinazione – ha aggiunto Brusaferro -. Ciò richiede grande attenzione, andiamo verso una situazione di controllo, ma il tracciamento e l'identificazione precoce dei casi restano centrali perché in caso di piccoli focolai possiamo intervenire tempestivamente. Le varianti ci sono, e tanto più ci apriamo e ci muoviamo, anche in vista dell'estate, tanto più sono importanti i controlli".

In generale, la situazione epidemiologica in Italia continua a migliorare. Secondo il monitoraggio Iss-Ministero della Salute si registra un calo nell’incidenza settimanale (26 per 100.000 abitanti (31/05/2021-06/06/2021) contro i 36 per 100.000 abitanti (24/05/2021-30/05/2021) dati flusso ISS). "L’incidenza scende in tutte le regioni/PPAA – si legge nel report – ed è sotto il valore di 50 per 100.000 abitanti ogni 7 giorni in tutto il territorio. La campagna vaccinale progredisce velocemente e l’incidenza è a un livello che permetterebbe il contenimento dei nuovi casi". Bene anche l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici che è stato pari a 0,68. Nessuna regione è a rischio alto Covid. Si osserva, inoltre, una ulteriore diminuzione nel numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (4.992 vs 7.424 la settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è stabile (40,3% vs 40,1% la scorsa settimana). Stabile anche la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (38,6 vs 38,6%). Infine, il 21,0% è stato diagnosticato attraverso attività di screening.