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Incidente tra due treni in Andalusia, cosa dicono i dati sulla sicurezza ferroviaria italiana

Il disastro spagnolo riaccende il tema sicurezza: in Italia gli incidenti sono in calo, ma la rete ferroviaria è vecchia e la manutenzione resta la vera sfida, avverte ANSFISA.
A cura di Davide Falcioni
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La strage ferroviaria avvenuta ieri sera in Andalusia – almeno 39 morti e centinaia di feriti dopo lo scontro tra due treni ad alta velocità nei pressi di Adamuz – riporta al centro dell’attenzione una domanda che si ripresenta dopo ogni grande disastro: quanto sono sicure le nostre ferrovie? Tragedie del genere sono ancora possibili anche nel nostro Paese?

In Spagna le cause dell’incidente sono ancora tutte da accertare. Un convoglio privato Iryo – società controllata da FS International – partito da Málaga e diretto a Madrid, è deragliato pochi minuti dopo la partenza ed è finito sul binario opposto, dove si è scontrato con un treno Renfe in arrivo da Madrid verso Huelva, lanciato a circa 200 chilometri orari. Un impatto devastante, avvenuto tra mezzi super moderni su un rettilineo e su una tratta rinnovata da pochi mesi, che secondo il governo spagnolo presenta una "dinamica anomala" e su cui, al momento, l’errore umano viene considerato improbabile.

Mentre a Madrid l’esecutivo ha sospeso i collegamenti ferroviari con l’Andalusia e avviato un’indagine ad ampio raggio, qual è lo stato della rete feroviaria in Italia? Quali sono le criticità e quali invece le eccellenze?

La sicurezza delle ferrovie in Italia: meno incidenti e standard Ue più alti

A fornire un quadro della situazione in Italia è l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali (ANSFISA), ente nato dopo la tragedia del Ponte Morandi del 2018 che ha il compito di promuovere la sicurezza e vigilare sulle infrastrutture più critiche del nostro Paese. Ebbene, secondo la relazione annuale del 2024 (ultimo anno disponibile) sulla rete ferroviaria italiana si sono verificati 103 incidenti significativi, in calo rispetto al 2023 e al di sotto della media dell’ultimo decennio, a fronte di circa 4 milioni di treni circolati in un anno .

Un elemento chiave del report è che tutti gli obiettivi comuni di sicurezza fissati a livello europeo risultano rispettati. Gli indicatori che combinano numero di incidenti e conseguenze in termini di vittime mostrano un andamento costantemente decrescente nel lungo periodo, segno di un sistema che, dal punto di vista tecnologico e procedurale, continua a migliorare.

Andamento dell’incidentalità in Italia
Andamento dell’incidentalità in Italia

Dove si verificano più incidenti mortali in Italia e per quali cause

La relazione ANSFISA chiarisce però che questo non significa assenza di rischi. Al contrario, la stragrande maggioranza delle vittime non è legata al funzionamento del sistema treno, ma a ciò che accade ai suoi margini.

Nel 2024:

  • il 77% degli incidenti significativi ha riguardato l’indebita presenza di pedoni sulla sede ferroviaria;
  • oltre il 90% delle vittime (tra morti e feriti gravi) è riconducibile a questa categoria.

Si tratta di attraversamenti abusivi, accessi non autorizzati ai binari, comportamenti che nulla hanno a che fare con l’alta velocità o con guasti strutturali, ma che continuano a rappresentare il principale fattore di rischio del sistema italiano.

Accanto ai pedoni, ANSFISA segnala una criticità in crescita nei contesti manutentivi e nei cantieri: 12 incidenti significativi nel 2024, in aumento rispetto agli anni precedenti. Un tema che richiama direttamente la gestione dei lavori, la qualificazione del personale e il controllo dei fornitori, soprattutto in una fase di grandi investimenti legati al PNRR.

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Una rete sicura, ma vecchia

Il sistema ferroviario analizzato dalla relazione comprende circa 18 mila chilometri di rete, oltre 5 mila passaggi a livello e più di 20 mila opere tra ponti, viadotti e gallerie. Un dato pesa su tutti: oltre il 50% delle infrastrutture ha più di 50 anni.

Per questo ANSFISA indica come prioritaria la manutenzione dell’esistente, insieme al monitoraggio del dissesto idrogeologico e degli effetti degli eventi climatici estremi, sempre più frequenti.

Prosegue intanto il percorso di riduzione e messa in sicurezza dei passaggi a livello. Dal 1990 il loro numero si è dimezzato sulla rete RFI e nel 2024 si registra un ulteriore calo di incidenti e vittime. Cresce anche l’installazione di sistemi di rilevazione degli ostacoli.

Ma la relazione è chiara: la maggior parte degli incidenti ai passaggi a livello è dovuta a infrazioni del codice della strada. La tecnologia aiuta, ma non sostituisce comportamenti corretti e controlli efficaci.

Il giudizio complessivo dell’Agenzia è netto: la ferrovia italiana è un sistema ad alta sicurezza, anche se la percezione pubblica può essere alterata da singoli eventi gravi. La vera sfida dei prossimi anni, afferma ANSFISA, non è solo tecnologica, ma culturale e organizzativa: prevenire l’accesso improprio alla rete, gestire in sicurezza cantieri e manutenzioni, e accompagnare gli investimenti del PNRR senza abbassare gli standard di sicurezza.

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