"Ohi Fede… però chi glielo dice al giudice" che il bambino "lo mandiamo all'ex brigatista? Io non mi attento" a dirlo. La frase è stata estrapolato da una conversazione online risalente a maggio del 2015, agli atti dell’inchiesta Angeli e Demoni sugli affidi a Bibbiano e nella Val d’Enza, in provincia di Reggio Emilia. La domanda è della psicologa Imelda Bonaretti, cui segue la risposta di Federica Anghinolfi (‘Fede’), ex dirigente dei servizi sociali: “Mica lo sa. E la pena l’ha scontata”. Entrambe sono indagate dalla procura di Reggio Emilia.

Bibbiano, le chat analizzate dagli inquirenti

La chat è stata scoperta in uno dei telefonini sequestrati dai carabinieri. Le trascrizioni delle conversazioni riempiono centinaia di pagine. Nel caso specifico non si sa se effettivamente sia stato disposto il collocamento del minore all’ex detenuto e sul punto sono stati avviati approfondimenti. In un'altra conversazione c'è anche la richiesta di esplicitare meglio, in un rapporto da inviare all'autorità giudiziaria minorile, in che modo il malessere di un minore derivasse dalla famiglia di origine. Altrimenti, il giudice in questione non lo avrebbe compreso perché "tonto", come lo definisce Anghinolfi. Diversi scambi, va detto, non riguardano direttamente gli otto casi di minori citati nell’ordinanza di custodia cautelare emessa lo scorso giugno, ma altri, e gli accertamenti hanno portato all’apertura di nuovi fascicoli.

Il licenziamento della Anghinolfi

Il mese scorso, Federica Anghinolfi, insieme a Francesco Monopoli, assistente sociale dell'Unione val d'Enza dello stesso organo – nonché braccio destro della prima – era stata sospesa dai suoi incarichi a seguito delle indagini della Procura emiliana che aveva portato agli arresti. I loro comportamenti messi in essere, anche in collaborazione tra i due soggetti, sono tesi a fare pressioni su colleghi e soggetti esterni per giungere a sentenze al tribunale dei minori di Bologna tese ad allontanare i minori dalle famiglie di origine per darli in affidamento", ha spiegato al Corriere di Bologna Sylvia Kranz, responsabile dell'organo che ha preso il provvedimento.