In montagna 13 morti in pochi giorni, l’esperto: “Con questa neve anche un solo sciatore può causare una valanga”

Tredici morti in una sola settimana a causa delle valanghe. È il bilancio nero del Soccorso Alpino che nelle ultime settimane è intervenuto in gran parte dell’arco alpino, dalla Valle d’Aosta al Friuli-Venezia Giulia, passando per Lombardia e Trentino.
A Fanpage.it, Alex Barattin, della Direzione nazionale del Soccorso Alpino, spiega perché in queste settimane la montagna continuerà a essere più pericolosa: "La situazione proseguirà per i prossimi dieci giorni. La neve adesso è come argilla, basta un piccolo movimento per provocare la valanga, ma in montagna il rischio non è mai zero".
Questo numero di valanghe e di morti in un territorio concentrate nelle ultime settimane sono comuni?
No, non lo sono, in passato situazioni simili si sono verificate più volte perché dipendono da una particolare variazione di meteo e di stagionalità.
Questa variazione può essere determinata dal cambiamento climatico?
No. Il cambiamento climatico è un'evoluzione di anni, mentre i cambiamenti meteo avvengono nel breve periodo. La situazione di queste due-tre settimane è il risultato della variazione del meteo e delle nevicate degli ultimi tre mesi.
Cosa è successo in questo lasso di tempo?
Nella prima parte dell'inverno non c'era neve. Poi c'è stata una piccola nevicata che ha portato dai 10 ai 40 centimetri sulle quote più alte, e dopo ha fatto ancora caldo. Si è creato quindi uno strato di neve sul suolo. Nella seconda parte della stagione ha iniziato a fare freddo, questo freddo ha determinato un fenomeno noto come metamorfismo costruttivo. Significa che si sono creati dei cristalli sfaccettati, sopra la superficie della neve vecchia. È la stessa brina che vediamo sul vetro della macchina in una mattina fredda.
Questi cristalli bellissimi da vedere sono però pericolosi, perché molto fragili. Lo abbiamo visto a seguito delle grandi nevicate degli ultimi 15-20 giorni che hanno apportato una grande quantità di neve sopra i vecchi strati e che hanno creato delle "zone di accumulo" o lastroni da vento.
Cosa significa in termini pratici?
Un metro cubo di neve appena caduta pesa attorno ai 50-70 kg, quando subisce la trasformazione da vento aumenta fino ad arrivare a 270-340 kg per metro cubo. Queste formazioni sotto la superficie sono fragili come l'argilla e si depositano nei canaloni, nei versanti, dove basta che passi un singolo sciatore per causare la valanga. I lastroni da vento si rompono e vanno a toccare gli strati sottostanti. Il famoso rumore esplosivo che si sente durante una valanga è dovuto proprio a questo.
Tra le vittime delle ultime settimane ci sono anche sciatori esperti. Neanche un occhio allenato riconosce questi lastroni?
Sì, una persona esperta può riuscire a notare questo tipo di manto nevoso. Tuttavia, spesso la visibilità in montagna varia molto e quindi non ci si accorge di essere sopra un lastrone. Te ne rendi conto mentre stai salendo e senti gli strati con il bastoncino, ma ormai sei sopra.
Incidenti mortali e valanghe si sono verificati in tutto l'arco alpino, ci sono aree più sicure?
Il rischio zero in montagna e sulla neve non esiste. Detto questo, generalmente sopra il limite del bosco la situazione è più rischiosa rispetto al suo interno. Questo perché all'interno del bosco gli alberi fanno da vincolo e possono essere un aiuto per non far partire la valanga nel momento in cui si stacca un lastrone. Fuori dal bosco, invece, ci sono solo rocce, quindi la neve non ha nessun vincolo.
Cosa consiglia a chi andrà in montagna nelle prossime settimane?
Di controllare il bollettino nevologico sul sito di Aineva dove il bollettino è giornaliero e cambia in funzione delle nevicate. Ci sono poi strumenti utili in caso di valanga come ad esempio l'Arva, un apparecchio che serve a trasmettere un segnale che poi i soccorritori captano con una sonda durante la ricerca dei dispersi. Va indossato all'interno dei vestiti, appena sopra l'intimo. Non va mai messo nella giacca a vento o peggio nello zaino, perché in caso di valanga si può perdere.
Infine, programmiamo bene la gita sia in salita sia in discesa. Questo vuol dire essere pronti a cambiare il percorso che avevamo definito perché sono cambiate le condizioni. Non ci ostiniamo a salire dove sappiamo potrebbero esserci problemi, prepariamoci a un piano B o C anche per la discesa, è molto importante.