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In Italia la variante inglese rappresenta l’86,7% dei casi di Covid, quella brasiliana il 4%

L’ultima indagine dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute rivela che la variante inglese in Italia è prevalente nell’86,7% dei casi di Covid. Un aumento rapido rispetto al mese scorso, quando era rilevata al 54%, spiegato dalla maggiore trasmissibilità. La variante brasiliana resta prevalente nel 4% dei casi.
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A cura di Tommaso Coluzzi
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La variante inglese del Covid-19 non solo è prevalente in Italia rispetto alle altre, come sappiamo già da qualche settimana, ma ormai è diventata la responsabile di quasi nove casi su dieci di infezione. In un comunicato l'Istituto superiore di sanità ha rivelato i risultati di un'indagine sulla circolazione delle varianti nel nostro Paese: in Italia al 18 marzo scorso la prevalenza della variante inglese del virus Sars- CoV-2 "era del 86,7%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 63,3% e il 100%", scrivono i medici. In sostanza, ormai, la variante scoperta nel Regno Unito ha quasi annullato tutte le altre, tanto che in alcune Regioni la prevalenza è del 100%. La spiegazione sta nella maggiore trasmissibilità della variante del Covid, considerata con una capacità di diffusione maggiore del 37% rispetto al virus originale.

La stima, effettuata dall'Iss e dal ministero della Salute con i laboratori regionali e la Fondazione Bruno Kessler, rivela anche che la variante brasiliana ha una prevalenza del 4%, che però varia tra lo 0% e il 32% nei diversi territori. In questo caso la prevalenza è rimasta stabile rispetto alla rilevazione precedente, datata 18 febbraio: un mese fa era risultata al 4,3%. Nonostante ciò, però, gli scienziati segnalano che si è comunque spostata tra le varie Regioni: a febbraio era stata segnalata in Umbria, Toscana e Lazio, ora è presente anche in Emilia- Romagna, è in aumento nel Lazio e in diminuzione in Umbria.

Differente il discorso per la variante inglese, visto che è presente in tutte le Regioni e Province autonome dell'Italia. Questa presenza massiccia, scrivono i medici, "è indicativa di una sua ampia diffusione sul territorio nazionale". In un mese la prevalenza è aumentata dal 54% del 18 febbraio all'86,7% del 18 marzo. Le altre varianti monitorate, invece, sono sotto lo 0,5% di diffusione. In conclusione gli scienziati ribadiscono come sia essenziale mantenere le misure di contenimento in tutto il Paese per riportare rapidamente gli Rt a valori nettamente inferiori a 1 e l’incidenza a valori in grado di garantire la possibilità del sistematico tracciamento di tutti i casi.

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