Dodici anni di carcere è la richiesta che la procura di Torino ha avanzato nei confronti di Mohamed Safi, il 37enne che, nel 2019, sfregiò con una bottiglia rotta la compagna mentre era fuori dal carcere in permesso. All'epoca Safi scontava la condanna a 15 anni per aver assassinato l'ex compagna a Bergamo, nel 2007, Alessandra Mainolfi, 21 anni.  I fatti oggetto del nuovo processo avvennero la notte del 18 ottobre 2019 Barriera di Milano (Torino) durante un permesso di lavoro esterno. Al detenuto, infatti, era concesso di lavorare tutti i giorni in un bistrò, con l'obbligo di rientrare nel penitenziario entro le due di notte.

L'aggressione scattò nel momento in cui la nuova compagna manifestò al Safi l'intenzione di troncare la relazione, dopo aver scoperto che Safi, conosciuto sei mesi prima nel locale in cui lui lavorava, era stato condannato per femminicidio. La coppia era appena scesa dal tram "4" in corso Giulio Cesare, nei pressi della casa della 43enne, quando Safi, le si avventò addosso con il collo rotto di una bottiglia, rischiando di sgozzare la vittima. Se non avesse avuto intorno al collo una pesante sciarpa, la donna avrebbe potuto uscirne con la gola tagliata.  Dopo quest'episodio Mohamed Safi ha tentato il suicidio in carcere.

Il delitto per il quale Safi stava scontando una pena di 15 anni nel carcere le Vallette di Torino, risale al 9 giugno 2007 ed è andato in scena nel monolocale in cui il 37enne viveva con la moglie e i due figlioletti. Movente della lite le proteste della vittima al rifiuto di Safi di troncare il matrimonio per la loro relazione. Nel corso della lite il 37enne ha aggredito la 21enne con un coltello sferrandole fendenti mortali all'addome. Alessandra Mainolfi, che era originaria di Campobasso, è morta poco dopo l'arrivo dei soccorsi sollecitati dallo stesso Safi.