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Imbottisce la moglie di psicofarmaci per controllarle il cellulare: condannato un medico a Lecce

Il medico salentino avrebbe somministrato alla donna un sedativo per stordirla e poter così controllare il suo telefonino. Per questo è stato condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi di carcere.
A cura di Davide Falcioni
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Pur di spiare il cellulare di sua moglie era pronto a tutto, anche a sedarla con potenti dosi di psicofarmaci. Per questa ragione un medico di 43 anni, accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, oggi è stato condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi di carcere.

La vicenda è avvenuta in Salento e i primi episodi di violenza avrebbero avuto inizio nel 2013, quando lei avrebbe scoperto che lui la tradiva: da quel momento per la donna sarebbe iniziato un lungo incubo fatto di violenze fisiche e umiliazioni, anche con espressioni del tipo: "Sei ignorante, fai la casalinga e non farai mai nulla nella vita". L'episodio più grave si sarebbe verificato nel 2020: il medico avrebbe somministrato alla donna un sedativo per stordirla e poter così controllare il suo telefonino.

Un episodio sfociato nel ricovero della donna e con le successive dimissioni con una prognosi di "amnesia in verosimile somministrazione endovenosa di benzodiazepine da parte di persona conosciuta". Dopo essere tornata a casa inoltre la vittima avrebbe ricevuto ulteriori minacce e botte.

Gli abusi sono continuati anche dopo la separazione: il medico avrebbe continuato a controllare la vita della ex tramite i colleghi della donna e i figli "determinando – come scrive la pm Simona Rizzo nella richiesta di rinvio a giudizio – uno stato di disagio psichico e di giustificato timore per la sicurezza personale e dei prossimi congiunti al punto da costringerla a modificare le proprie abitudini di vita". La donna, così come prevede il dispositivo, verrà risarcita immediatamente con una provvisionale di 10mila euro.

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