Il gip di Roma, Andrea Fanelli, ha rigettato la richiesta di archiviazione dell'indagine relativa all'omicidio della giornalista Ilaria Alpi e dell'operatore Miran Hrovatin, avvenuto il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio, in Somalia. Il giudice ha disposto nuove indagini. Contro l'archiviazione, chiesta dal pm della Capitale, Elisabetta Ceniccola, si erano espressi i familiari della giornalista oltre alla Fnsi, Usigrai e Ordinea giornalisti difesi dall'avvocato Giulio Vasaturo. Proprio Vittorio Di Trapani (Usigrai) ha commentato così su Facebook la notizia che il caso sulla morte della giornalista del Tg3 e il cameraman continueranno ancora: "Continua la ricerca della verità su mandanti, esecutori e depistatori. Non non archiviamo". Gli ha fatto eco Carlo Verna, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti: "Con la decisione di proseguire le indagini, accogliendo l’istanza contro l’archiviazione presentata dall’Ordine dei Giornalisti, Fnsi e Usigrai,, resta aperta la speranza che sulla vicenda di Ilaria Alpi possa emergere finalmente tutta la verità. Sarebbe un modo per avere giustizia ed onorare la memoria di una collega giornalista che ha dato la vita per professione".

È questa la seconda volta che la richiesta di archiviazione viene rimandata al mittente, dopo giugno 2018. La Procura di Roma, con il pm Elisabetta Ceniccola, aveva infatti chiesto l’archiviazione dell’indagine sostenendo che era era stato impossibile stabilire il movente e l’autore dell’assassinio, ma il giudice aveva disposto nuove indagini anche all'epoca. Sul caso relativo alla morte di Ilaria Api e l'operatore Miran Hrovatin continuano a esserci molto zone d'ombra. La giornalista romana arrivò per la prima volta in Somalia nel dicembre 1992 per seguire, come inviata del TG3, la missione di pace Restore Hope. Le sue inchieste si sarebbero poi soffermate su un possibile traffico di armi e di rifiuti tossici che avrebbero visto, tra l'altro, la complicità dei servizi segreti italiani e di alte istituzioni italiane. L'assassinio della giovane insieme al suo operatore si verificò nei pressi dell'ambasciata italiana a Mogadiscio, a pochi metri dall'hotel Hamana. Da allora sono iniziate una serie di indagini che hanno portato alla luce anche possibili depistaggi che hanno aumentato sempre di più l'alone di mistero che circonda tutta la vicenda.