Mentre si attende il via libera dell'Ema al vaccino anti Covid di Johnson & Johnson, che potrebbe arrivare già a metà marzo, e mentre procede, seppur a rilento, la campagna di vaccinazione in Italia e in Europa, arriva dall'Istituto Spallanzani di Roma una buona notizia sul discusso vaccino russo Sputnik V. Secondo il direttore sanitario Francesco Vaia "Sputnik funziona. Noi ne abbiamo fatto una valutazione indipendente, come istituto di ricerca, non come gruppo isolato. Il documento è stato condiviso senza nessuna volontà di intervenire su questioni politiche", ha aggiunto rispondendo a Nicola Magrini, direttore dell’agenzia italiana del farmaco, sottolineando che si tratta di un parere che il centro nazionale per le malattie infettive ha inviato al ministero della Salute il 17 febbraio.

Parere che a quanto pare è tutt'altro che negativo. Il preparato del Gamaleya di Mosca, sulla base di quanto apparso sulla prestigiosa rivista Lancet, si legge nel documento, "è caratterizzato da un approccio biotecnologico originale che utilizza due vettori adenovirali differenti tra la prima e la seconda dose di somministrazione. I dati disponibili depongono per un ottimo profilo di sicurezza a breve termine e così quelli di immunogenicità che sono comparabili a quelli di vaccini genetici già autorizzati per uso clinico". Il che consentirebbe di velocizzare la campagna di vaccinazione in Italia, permettendo così al Paese di raggiungere l'immunità di gregge entro il prossimo ottobre come auspicato anche dal commissario Arcuri. Anche se al tempo stesso viene rimarcato il limite delle informazioni sulla "tecnologia utilizzata per lo sviluppo dei vettori virali e sulla genetica relativa al Dna trasportato dal vettore". Ma l'ultima parola prima di una eventuale approvazione del vaccino russo in Europa e in Italia spetta solo all'Ema.

Intanto, aumenta l'elenco di paesi che stanno portando avanti le proprie campagne di vaccinazione con Sputnik V. Ne sono al momento 38, da cui sono dunque esclusi 26 paesi membri dell'Ue oltre agli Stati Uniti. La lentezza nelle procedure Ue di approvazione ha infatti scatenato le proteste del primo ministro magiaro Viktor Orban che, lo scorso 12 febbraio, bypassando l'agenzia europea, ha autorizzato la somministrazione del vaccino russo in Ungheria, il primo fra i 27.