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Covid 19
2 Dicembre 2021 18:18

Il primario del pronto soccorso di Pesaro contro i no-vax: “Avrete le mie cure, ma mi fate schifo”

Lo sfogo di Umberto Gnudi, primario del Pronto soccorso di Pesaro, sui no vax: "Venite in Ps malati? Vi curerò, è il mio lavoro, ma senza parlarvi. Sappiate che vi disprezzo".
A cura di Susanna Picone
Il dottor Gnudi con alcuni colleghi in una foto pubblicata su Facebook
Il dottor Gnudi con alcuni colleghi in una foto pubblicata su Facebook
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Covid 19

È uno sfogo duro quello di Umberto Gnudi, primario del Pronto soccorso di Pesaro, che su Facebook ha lanciato un messaggio contro i no-vax. Persone che non intendono vaccinarsi contro il Covid-19 e che il medico curerà lo stesso, ma sicuramente senza avere stima di loro. "Avrete le mie cure al meglio che posso, come sempre. Ma sappiate che mi fate schifo”, è quanto scrive Gnudi su Facebook, aggiungendo anche che solitamente cerca di essere il più possibile politicamente corretto, ma di non poterlo più fare a questo punto. “All'ennesimo caso di no vax positivo (anziano con figli no vax, strafottente cinquantenne ‘tanto a me non capita', trentenne palestrato ‘con questo fisico non ho paura di niente') che vuol dire più lavoro e più rischio per noi sanitari stremati ma soprattutto meno risorse e posti letto per tutti gli altri malati, vittime innocenti di cieca stupidità, ho perso la pazienza!”, scrive il primario. E ancora: "Non voglio più avere a che fare con voi. Siete tra i miei ‘amici' di Facebook? Vi prego, se vi è rimasta una briciola di dignità, cancellatevi. Altrimenti, appena me ne accorgo, lo farò io". "Venite in Ps malati? Vi curerò, è il mio lavoro, ma senza parlarvi. – scrive ancora rivolgendosi ai no vax – Sappiate che vi disprezzo. Non è questione di libertà di pensiero, ma di rispetto per la comunità. Non ne avete, non ne meritate. Avrete le mie cure al meglio che posso, – conclude – come sempre. Ma sappiate che mi fate schifo”.

Non è la prima volta che il dottor Gnudi affida a Facebook pensieri e sfoghi sulla pandemia e sul difficile lavoro al Pronto Soccorso. A fine settembre aveva pubblicato una foto scattata il 27 marzo del 2020, quindi in piena prima ondata del Coronavirus, con dei colleghi in ospedale. Sorridono tutti, sottolinea nel post, un sorriso adesso scomparso: "Siamo stati colpiti, e feriti, a fondo; non abbiamo avuto tempo e modo per guarire: sembra non ci siano motivi per sorridere. I medici scappano dal Pronto Soccorso. Li capisco. Sono stato tentato anch’io. Molto, molto tentato. Ma non ora. Il mio posto è ancora qui", scriveva.

Ma purtroppo sotto questo e sotto il recente post contro i no-vax, diventato presto virale in rete, sono arrivati tanti commenti pieni di insulti nei confronti del medico. C'è chi parla di “vaccino sperimentale”, chi accusa Gnudi di aver usato “parole piene di odio” tali che andrebbe sospeso e radiato, e chi appunto finisce per ricoprirlo dei peggiori insulti.

"Sono medico di Pronto Soccorso e 118 da vent'anni e in questi anni ho imparato che l'empatia, la buona parola, la compassione sono esse stesse cura, spesso altrettanto efficace dei farmaci. Ma non posso provare empatia per un atteggiamento distruttivo ed egoista quale è il rifiuto ideologico del vaccino”, ha scritto poi ancora il primario del Pronto Soccorso dell'Ospedale di Pesaro nella speranza di spiegare lo stato d'animo che lo ha spinto a fare il primo posto contro i no-vax. "Temo che la frustrazione con la quale ho scritto il post lo abbia reso irritante per chi ha idee diverse, e di conseguenza abbia fatto sì che se ne travisasse il messaggio – così ancora Gnudi -. Chi non mi conosce deriva la sua opinione solo da quelle poche righe. Visto che il post sta girando un po' troppo, provo a chiarire”. "Come medico, curo con la scienza; come uomo, guarisco assieme al paziente – sottolinea -. La pietas per il paziente è sempre presente e cresce esponenzialmente nel caso di persone esposte loro malgrado al virus, perché familiari più in salute hanno deciso per loro di non vaccinarle. Vedere morire boccheggiando un anziano mi fa schifo, e quando nell’ambulatorio accanto il medico che sono curerà, in scienza e coscienza, l'autore del contagio, l'uomo che sono non potrà provare rispetto per lui".

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