Il prete che vuole diventare padre: “Decisione presa dopo anni di solitudine”, chi è Don Giovanni Gatto

Don Giovanni Gatto, 51 anni, originario di Montebelluna nel Trevigiano, ha deciso di lasciare il sacerdozio per una ragione precisa: vuole diventare padre e costruirsi una famiglia. Una scelta maturata dopo un lungo percorso personale e spirituale e che, come lui stesso ha spiegato, nasce dalla consapevolezza di non riuscire più a conciliare questo desiderio con la disciplina del celibato prevista dalla Chiesa cattolica per i sacerdoti.
Per questo, nell’ottobre del 2025, l'ormai ex prete ha scritto una lunga lettera all’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Antonio D’Angelo, e a Papa Leone XIV per chiedere la dispensa dagli obblighi sacerdotali. La procedura canonica non si è ancora conclusa: solitamente l’iter richiede circa un anno, ma i tempi potrebbero ridursi alla luce della forte esposizione mediatica e della determinazione manifestata dall’ormai ex parroco.
"È una scelta arrivata al termine di una profonda riflessione", ha spiegato Gatto ad alcuni organi di stampa, che non ha mai nascosto il suo disagio rispetto al celibato ecclesiastico, definito dal diritto canonico non un dogma ma una disciplina di vita. Già a Natale 2025, in un lungo post pubblicato su Facebook, aveva lasciato intendere il travaglio interiore in corso, con parole critiche nei confronti di quella che definiva “un’Istituzione che spesse volte incatena in schemi mentali, formalismi e moralismi”.
Nella lettera inviata al Pontefice, Gatto è stato diretto: "Non posso rimanere fedele al celibato, voglio una famiglia". Una posizione ribadita anche in diverse interviste, nelle quali ha ammesso senza reticenze di aver avuto relazioni sia prima sia dopo l’ordinazione sacerdotale. "All’inizio il celibato l’ho accolto serenamente, poi con gli anni è diventato un peso", ha raccontato, spiegando di aver vissuto una relazione iniziata nel 2006 con una donna della sua parrocchia e protrattasi a lungo. Sottolineando anche che: "Non sono l’unico: ci sono migliaia di sacerdoti che intrattengono rapporti con donne o con un uomini".
A spingerlo definitivamente verso la decisione di lasciare l’abito talare sono stati anche anni difficili dal punto di vista personale e di salute. Nel 2022 una malattia molto grave lo ha costretto in carrozzina: "Ero solo in casa, mi parlavano di morte. In quel momento ho capito che avevo bisogno di qualcuno accanto. Questa vita non era più sostenibile per me".
Il suo percorso sacerdotale è stato segnato da eventi profondi, a partire dal terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. All’epoca viveva nella canonica di Tempera e si salvò dal crollo grazie alla sua cagnolina, che lo svegliò e lo guidò fuori tra le macerie. Un episodio che rafforzò il legame con la comunità locale, alla quale rimase vicino anche negli anni della ricostruzione. In quel periodo denunciò anche presunte pressioni da ambienti criminali legate agli appalti per i lavori di ripristino della chiesa e della canonica.
Nonostante il travaglio interiore, Gatto tiene a precisare di non essere in rotta con la Chiesa: "Mi è stata vicina, è stata madre. Mi ha seguito e accompagnato". Un cammino che lo ha portato anche a Roma, dove ha intrapreso un percorso umano e terapeutico con professionisti e figure ecclesiali.
Oggi guarda al futuro lontano dai paramenti sacri. Tornerà a Montebelluna, la sua città d’origine, per cercare "una vita più vera e umana". Fa ancora una precisazione "con chiarezza: non c’è nessun innamoramento in corso. Ci sono state donne che si sono fatte avanti, ma oggi voglio concentrarmi su me stesso e sul mio futuro" dice. Ma ribadisce il desiderio di diventare padre: "Sì, voglio una famiglia. Non ci vedo nulla di male. È semplicemente la verità".