Ricordate Luigi Bonaventura, il pentito di ‘ndrangheta che raccontò a Fanpage come le cosche volevano uccidere l'attore e politico Giulio Cavalli, e che prima ha permesso la cattura di 130 uomini della più importante cosca di Crotone nel corso dell'operazione Hercules? Ebbene, dopo anni di collaborazioni con la giustizia italiana, Bonaventura è diventato un uomo simbolo della lotta ai clan della malavita organizzata, e non esita a raccontare la sua vicenda viaggiando in tutta Italia e spiegando il funzionamento della ndrangheta. Ebbene, proprio qualche giorno fa Bonaventura partecipava a un convegno all'Università di Brescia quando, stando a quanto riferito Adriana Musella, presidente del Coordinamento Nazionale Antimafia “Riferimenti”, è stato arrestato "e definito un pericoloso boss latitante da circa 10 anni". Incredibile da vero: uno dei più importanti collaboratori di giustizia, il cui contributo ha permesso di arrestare centinaia di uomini, è stato messo in manette e solo l'intervento del magistrato di Catanzaro ne ha permesso la liberazione. Secondo Musella, l’arresto del pentito rappresenta quella mancanza di coordinazione che fa: “Ma quando lo Stato diventerà credibile? Non c’è coordinamento sul territorio; chi primo si alza in questo Paese comanda. E’ una vergogna!". Come darle torto?