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Omicidio Giulia Cecchettin

Il padre di Giulia Cecchettin: “Abbraccerei genitori Turetta, il loro dolore più grande del mio”

Gino Cecchettin è intervenuto a una conferenza nel corso degli incontri di ‘Obiettivo 5’ alla Università Sapienza di Roma. Un lungo intervento nel quale ha parlato anche dei genitori dell’ex fidanzato di Giulia: “A me mancherà una figlia ma un giorno tornerò a sorridere mentre loro avranno per sempre un figlio omicida”.
A cura di Biagio Chiariello
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I genitori di Filippo Turetta? "Mi ci sono immedesimato molte volte. Penso spesso a loro e hanno tutta la mia comprensione e darei loro un abbraccio. Non sono la persona che può giudicarli e penso che loro stiano vivendo un dolore ancora più grande del mio. A me mancherà una figlia, ma un giorno tornerò a sorridere mentre loro avranno per sempre un figlio omicida”. É uno dei passaggi del lungo intervento di Gino Cecchettin, il papà di Giulia, oggi 7 marzo ospite all'iniziativa Obiettivo 5 all’Università La Sapienza di Roma, dove ha presentato il suo libro dal titolo Cara Giulia dedicato alla figlia uccisa dall’ex fidanzato lo scorso novembre.

“Giulia era fantastica. Ho scritto questo libro perché volevo che restasse memoria di lei” ha detto il signor Cecchettin agli studenti che lo hanno ascoltato e applaudito.

Questo applauso spero sia per Giulia: non sono riuscito a trattenere le lacrime entrando, perché era una studentessa come voi. Era una ragazza fantastica, ho pensato di scrivere un libro perché restasse una memoria di Giulia, ha sempre raccolto l'essenza dell'amore, altruista verso chiunque avesse un minimo di bisogno, dalla famiglia a chi avesse difficoltà, si prodigava, voleva essere utile. Il libro è perché Giulia resti”.

Gino Cecchettin ha parlato anche del rapporto della figlia col fidanzato: "Se avessi saputo avrei agito, sarei andato a parlare con Filippo, avrei potuto fare qualcosa. I professionisti ci hanno detto che probabilmente sarebbe finita ugualmente così”, ha detto.

E rispondendo ad una domanda sulle ricerche sulla 22enne scomparsa: "Le forze dell'ordine devono seguire un protocollo, tu hai la priorità di cercare tua figlia, la vuoi il più velocemente possibile. Servirebbero più risorse: la sera prima c'era stata la segnalazione di un vicino e la volante non era riuscita ad intervenire, magari con maggiori risorse le forze dell'ordine potrebbero fare di più".

L'uomo ha poi letto la definizione di patriarcato dal vocabolario. "Da mio padre ho imparato delle idee di maschio e famiglia da cui poi deriva la famosa parola: patriarcato. Quando c’è stato il post di mia figlia Elena su Instagram da ignorante ho studiato e ho imparato cosa vuol dire patriarcato e che l’omicidio di Giulia è figlio del patriarcato. Se una ragazza ti dice: “Non ti amo più” significa “non ti amo più”.

"Non so quando avrò la forza di rimettere ordine alle sue cose, anche il pigiama sul suo letto mi mette in contatto con mia figlia, papà ti vuole bene", ha proseguito.

E ancora: "Dopo la prima ondata di critiche ricevute nelle settimane successive mi ero dimenticato di Giulia per tre giorni e ho pensato che non era giusto. Io dovevo soffrire per Giulia non per le critiche". Poi precisa:

Dopo un lutto bisogna piangere altrimenti non si soffre, questa è la credenza. Ma impegnarsi non significa non soffrire, non c'è giorno in cui non piango pensando a mia moglie e mia figlia ma non si può solo piangere, bisogna andare avanti; questo è anche il mio carattere non sono abituato a piangermi addosso e ho l'abitudine di cercare le soluzioni ma fa male sentirsi dire che sto lucrando sulle spalle di mia figlia".

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