Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore:

"Salve Fanpage, mi chiamo Matteo, ho 28 anni e vorrei mandare un messaggio di speranza alla mia e alle generazioni future.

È difficile rivolgersi a più generazioni senza rischiare di cadere nella trappola dei luoghi comuni, delle generalizzazioni e delle banalità. Ma, a quasi trent'anni, mi sono reso conto che nella mia generazione e in quella dopo di me c'è un comune senso di frustrazione, una perdita di speranza, un subdolo nichilismo che ci porta inesorabilmente a pensare: "Ma chi me lo fa fare a impegnarmi e sperare in futuro migliore?". Ecco che allora ci si perde nell'alcool, nelle droghe, nell'isolamento dietro ad uno uno smartphone, nella perdita dei rapporti, nella mancanza di speranza ed entusiasmo e cosi via… Ma da dove nasce questo disagio esistenziale?

Potrei dare migliaia di risposte, alcune valide altre vuote: potrebbe essere "colpa" della politica, della finanza, di internet, della TV, dei modelli di perfezione con cui ci bombardando non facendoci mai sentire "all'altezza". Dai problemi sociali, politico/economici ai drammi della solitudine, conosciamo già troppo bene i mali del mondo e non voglio assolutamente parlare di questo; lascio questo compito agli speculatori di professione. La domanda che, spesso, si pongono molti miei coetanei e anche i più giovani è: "Perché dovrei impegnarmi o sperare in un futuro migliore se tanto non cambia mai niente?". È una domanda legittima per diversi motivi. In primis perché, veramente, non abbiamo alcuna sicurezza: si va scuola, si studia, si lavora e ci si forma per poi trovarsi a trent'anni, nella migliore delle ipotesi, con un lavoro che non ci piace e con la costante paura del fallimento, tra mille spese e sacrifici. Nella peggiore delle ipotesi non riuscire proprio a trovare lavoro e vivere alle spalle dei genitori. Trovare un lavoro che ci appassiona e che ci gratifica sia a livello personale che economico?

Ci sono riuscite diverse persone, ma è più un eccezione che una regola. Certo è vero che è possibile… ma quando? A quale "prezzo"? Con quanti sacrifici? Quando hai studiato, lavorato e poi vedi un'intera classe dirigente che ti scavalca sfruttandoti fino al midollo, ti passa qualsiasi motivazione anche per lo scopo più nobile! Altro aspetto da considerare è il mutamento dei valori: se per le vecchie generazioni era importante la casa, il lavoro e la famiglia ora non è più così. Il mutamento di valori non è di per sé un qualcosa di negativo, anzi! Ciò ha permesso alla società di evolversi e di cambiare (per fortuna) e ciò ha permesso, ad oggi, di fare grandi passi in avanti: dall'emancipazione femminile ai diritti civili, dalla solidarietà alla voglia di qualcosa di nuovo e così via. Quindi il mutamento dei valori, seppur da una parte ci spaventa, ci aiuta a mettere nuove basi per una società più fluida e libera da stereotipi trasformando il cambiamento da paura a risorsa preziosa.

Perché si deve avere speranza nel futuro? La risposta è semplice: per sé stesso, per il proprio benessere, per la propria felicità! Non si può cambiare il mondo ma si può cambiare cambiare l'atteggiamento. Si deve avere speranza perché non averla non migliora la situazione ed anche perché dai problemi nascono i talenti.

Ognuno ha i suoi perché per trovare la speranza e la fiducia, ciò che consiglio è di trovare ciascuno i suoi. Nietzsche diceva che chi ha un perché abbastanza forte può superare qualsiasi come, e di questo insegnamento ne ho fatto un mantra per la mia vita. Abbiamo dai venti ai trent'anni, ci hanno insegnato tutto ma non ci hanno insegnato ad essere felici. E come possiamo pretendere di avere speranza e fiducia se non siamo felici? Per questo mi soffermo molto sull'importanza dello star bene: la serenità di oggi è ciò che ci permetterà di fare qualcosa di nobile domani. Parlare di serenità e felicità in questo tempo è diventato fuori moda, per questo siamo nichilisti, per questo ci siamo ammalati e non vediamo una via d'uscita. La vita felice non è quella che ci hanno promesso e raccontato, ma quella che ci appartiene nel profondo".

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