Pochi verbali desecretati, e diversi "buchi" che restano e riguardano i giorni più "caldi" sul fronte dell'emergenza Coronavirus, quelli in cui bisognava ad esempio decidere se istituire una zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, i due comuni della Bergamasca che sono stati l'epicentro della pandemia nella Val Seriana e non sono mai stati chiusi singolarmente. Il governo, dopo le richieste delle opposizioni e del Copasir, ha desecretato cinque verbali relativi alle riunioni del Comitato tecnico scientifico, la squadra dei "saggi" che ha poi guidato l'azione del governo Conte svolta attraverso i vari Decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri, i Dpcm. Questa mattina, a mezzogiorno, la Fondazione Luigi Einaudi, che aveva chiesto il 14 e il 18 aprile scorsi l’accesso ad alcuni testi degli esperti (innescando poi una battaglia giudiziaria con l'esecutivo su cui si attende a settembre il parere del Consiglio di Stato), ha pubblicato sul proprio sito i verbali del Cts che aveva richiesto. Erano stati trasmessi nella serata di ieri, 5 agosto, alle 21.15 tramite Pec dal capo della Protezione Civile Angelo Borrelli agli avvocati della Fondazione Enzo Palumbo, Andrea Pruiti Ciarello e Rocco Mauro Todero.

No risposte sulla mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro

Da una rapida analisi dei verbali desecretati, però, si evince subito che ci sono grossi buchi. Sono infatti state pubblicate solo le copie dei verbali del Cts del 28 febbraio, (numero 12), dell’1 marzo, (numero 14), del 7 marzo (numero 21), del 30 marzo (numero 39) e del 9 aprile (numero 49), cioè quelle che erano state richieste e che sono solo un numero esiguo rispetto al totale. Mancano i verbali delle riunioni tenute tra i giorni 1 e 7 marzo: sono i giorni clou per quanto riguarda la decisione, mai presa, di estendere la zona rossa che era stata decisa per dieci comuni del Lodigiano anche ai due comuni bergamaschi di Alzano Lombardo e Nembro. Il 3 marzo, come confermato da un audio recentemente pubblicato, si tenne a Milano un incontro tra il ministro della Salute Roberto Speranza e i vertici di Regione Lombardia: il presidente Attilio Fontana (in videoconferenza perché all'epoca in quarantena), il vicepresidente Fabrizio Sala, l’assessore al Welfare Giulio Gallera e quello al Bilancio Davide Caparini. Nella riunione, tra le altre cose, si espressero preoccupazioni sulla Val Seriana: "Il focolaio è nato secondario ma potrebbe diventare il peggiore della Lombardia", dice uno degli interlocutori. "L’idea della zona rossa lì, al di là che dia il messaggio che magari non è perfettamente lì… però là c’abbiamo il secondo focolaio", spiega Gallera. Il presidente dell'Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro, membro del Cts, quello stesso giorno disse: "Stiamo valutando l’opportunità di estendere la zona rossa sulla base di alcuni criteri epidemiologici, geografici e di fattibilità della misura".

Quali sono state le considerazioni del Cts sull'allargamento della zona rossa ad Alzano e Nembro? Chi, tra il governo e la Regione Lombardia che da allora continuano a rimpallarsi le responsabilità, doveva agire? I documenti disponibili finora non lo chiariscono e quindi, al momento, non è possibile conoscere una risposta che anche la procura di Bergamo sta cercando in un'inchiesta in cui sono già stati ascoltati come persone informate dei fatti il presidente del Consiglio Conte, il governatore Fontana e l'assessore al Welfare Gallera.

Nessun verbale anche sui giorni successivi al primo caso di Coronavirus

Un altro "buco" che non è coperto dai verbali desecretati finora riguarda i giorni immediatamente successivi al 21 febbraio, in cui venne registrato il primo caso di Coronavirus a Codogno. Un altro audio pubblicato in esclusiva da Fanpage.it è relativo a un incontro che si tenne il 23 febbraio tra il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, il prefetto di Lodi, Marcello Cardona e i vertici della protezione civile da Roma. Si discute della possibilità di allargare il lockdown a ulteriori nove comuni: 6 lodigiani e 3 cremonesi. Una decisione che sembra essere imminente, ma poi non venne mai presa. Anche in questo caso, è impossibile al momento conoscere quale fosse l'opinione del Cts in merito.

I verbali desecretati non colmano il bisogno di trasparenza

In generale, dai documenti desecretati oggi non sembrano emergere grosse discrepanze rispetto a quanto poi stabilito dal governo nei vari Dpcm. L'impressione è che si tratti di documenti "poco problematici": solo se la pubblicazione di documenti riservati proseguirà potrà rispondere appieno a quella domanda di trasparenza che da più parti viene rivolta al governo.