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Il figlio 16enne violenta bimba di 10 anni, genitori condannati a pagare 130mila euro: “Andava educato a dovere”

I genitori di un ragazzo che violentò una bambina di 10 anni quando ne aveva 16 sono stati condannati dal tribunale civile di Treviso a pagare 130mila di risarcimento alla famiglia della vittima per il principio della “culpa in educando”: ecco cosa significa.
A cura di Ida Artiaco
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Immagine di repertorio.
Immagine di repertorio.

Un ragazzo di 17 anni ha violentato una bambina di 10 ma a pagare saranno soprattutto i genitori di lui, condannati ad un risarcimento di 130mila euro alla famiglia della vittima. È quanto ha deciso il tribunale civile di Treviso: il magistrato ha stabilito che la responsabilità del fatto non ricade solo sull'autore materiale del fatto, ma anche sui suoi genitori, colpevoli di non aver impartito un'educazione adeguata a prevenire tali condotte illecite. La sentenza applica cioè il principio della "culpa in educando" per le ferite permanenti inflitte alla ragazzina.

Il fatto risale al 2012: l'abuso pare si sia consumato durante un pranzo casalingo tra due famiglie trevigiane di imprenditori, durante il quale il 16enne avrebbe approfittato della bambina in una camera da letto, mentre gli adulti chiacchieravano in un'altra stanza. La vittima riuscì a chiedere aiuto e la violenza fu confermata anche dai medici del pronto soccorso a cui la piccola si rivolse insieme alla famiglia per una visita ginecologica.

Sul piano penale, il responsabile è stato condannato in via definitiva nel 2016 a un anno e due mesi di reclusione dal Tribunale dei Minori. Il provvedimento civile appena emesso è stato invece già impugnato ed è attualmente in corso il procedimento di appello. Nel 2019, raggiunta la maggiore età, la vittima e i genitori, patrocinati dall’avvocato Mauro Biasi, hanno infatti chiesto il risarcimento dei danni in sede civile.

La condanna si fonda sull'articolo 2048 del Codice Civile, che disciplina la responsabilità dei genitori per i fatti illeciti dei figli minori e su cui anche la Corte di Cassazione si è espressa nel 2019,  per cui i genitori "hanno l'onere di impartire ai figli l'educazione necessaria per non recare danni a terzi nella loro vita di relazione". Il risarcimento – in questo caso – tiene conto delle pesanti ripercussioni psicologiche riscontrate sulla vittima negli anni successivi all'abuso. Una consulenza tecnica d'ufficio ha accertato un danno biologico permanente del 19% e un disturbo post-traumatico da stress di grado moderato.

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