Quattrocentodiciassette persone sono morte in Italia dal 2000 al 2018 a causa del dissesto idrogeologico. Nel bilancio ci sono però anche  21 dispersi, 679 feriti e 159.184 evacuati e senza tetto. Sono alcuni dei dati emersi oggi in occasione della convention nazionale sul dissesto idrogeologico organizzata a Roma da Sigea, società italiana di geologia ambientale, presso la sede del Cnr.

Antonello Fiore, geologo, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, ieri ha fotografato la situazione del territorio italiano nella sua totalità: “Nel nostro Paese il numero di comuni interessati da pericolosità per frana elevata e molto elevata e per rischio idraulico alto e medio sono ben il 91.1%, cioè 7.275 su 7.983, e la superficie delle aree pericolose è pari a oltre 300.000 kmq, supera il 16% di tutto il territorio italiano". Nella relazione sul ‘Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico (2016-2018)' approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, si rileva che delle risorse effettivamente erogate alle Regioni, a partire dal 2017, solo il 19,9% del totale complessivo (100 milioni di euro) in dotazione al Fondo progettazione è stato utilizzato.

Secondo la Corte dei Conti, a non funzionare sono stati da un lato l’approccio emergenziale e, dall’altro, le riforme continue della governance, “le procedure lente di assegnazione delle risorse e altre vischiosità nei procedimenti”. Duro il giudizio sul lavoro di Italia Sicura: “Il Rapporto presentato si è configurato come una mera raccolta di richieste di progetti e di risorse, talvolta non omogenee, senza addivenire ad una vera e propria programmazione strategica del settore”. E se, cinque anni fa, il decreto Competitività aveva attribuito ai presidenti delle Regioni, in qualità di Commissari di governo, la responsabilità della realizzazione degli interventi, è proprio su questo che si sofferma più volte la Corte dei Conti. “La scelta ripetuta nel tempo di affidare a gestioni commissariali le misure di contrasto al dissesto idrogeologico – si spiega nella relazione – dimostra la difficoltà delle amministrazioni nazionali e locali di incardinare l’attività di tutela e prevenzione nelle funzioni ordinarie delle Regioni e dei Comuni”, mentre il tema del contrasto al dissesto idrogeologico, strettamente legato alla sicurezza del territorio e dei cittadini, “dovrebbe rientrare tra le funzioni ordinarie svolte dalle amministrazioni locali” troppo spesso prive di capacità tecniche e amministrative per la gestione dei progetti e costrette a combattere contro una cronica carenza di risorse.