Ha 84 anni, gli occhiali spessi, canuto, con i capelli che si arricciano sui lati. Se il nonno fosse una maschera Romolo Carletti ha proprio quella faccia lì, da nonno, e in fondo quasi te l'aspetti che sia protagonista di una storia come questa. Romolo Carletti ha come vicino di casa a Consuma (frazione di Montemignaio, a mille metri tra le province di Arezzo e Firenze) un taglialegna macedone con un figlio, Xhafer, di sette anni, non vedente. La madre del bimbo non ha la patente e il padre è tutto il giorno impegnato nel suo faticoso lavoro che gli permette di sostenere la famiglia. Il bambino, senza un accompagnatore, non poteva prendere l'autobus tutte le mattine per andare a scuola.

Romolo, come fanno i nonni quando si occupano dei problemi dei bambini, ha pensato di dovere fare qualcosa e si è rivolto in comune ma non aveva né il tempo né la voglia di aspettare le lungaggini burocratiche quindi si è rimboccato le maniche, ha preso la sua vecchia auto e per cinque giorni alla settimana dal lunedì al venerdì ha accompagnato il piccolo fino a Pelago. Mica una strada facile: sessanta chilometri tra curve e tornanti di montagna.

Quando si è saputo del suo gesto Romolo avrebbe voluto scansarsi, «queste cose si fanno, non si dicono» ha risposto, quasi arrabbiato, chiedendo piuttosto che l'amministrazione pubblica si facesse carico del suo caso. Poi però al Corriere Fiorentino ha rilasciato una dichiarazione che scioglie il cuore: «Tutte le mattine, quando lo lascio a scuola, lo vedo avvicinarsi agli altri bambini, tocca i loro visi e li riconosce uno per uno. È una cosa stupenda».

Ora il bambino finalmente ha ottenuto l'agognato accompagnamento e Romolo ha dovuto indossare il suo abito più elegante per andare ieri al Quirinale dove il Presidente della Repubblica Mattarella l'ha nominato Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana «Per lo straordinario esempio di generosità e solidarietà che lo ha visto ogni giorno accompagnare a scuola un bambino non vedente altrimenti impossibilitato a frequentarla».

E la storia ha assunto i contorni di una favola.