“Il boss Amico ha aiutato Fidanza in campagna elettorale”: la puntata di Report su clan Senese e Fratelli d’Italia

Che politica e criminalità organizzata vadano a braccetto, ormai lo si sa da decenni. C'è il politico che ha pagato la mafia per ottenere protezione e chi le ha chiesto voti per assicurarsi poltrone e seggi. In cambio la criminalità organizzata presenta il suo elenco di favori.
Quindi quando ancora una volta si svelano esponenti di clan in partiti, nessuno purtroppo si sorprende più. Se la politica non si schiera al 100 per cento a fianco di magistrati e forze dell'ordine, l'Italia si dovrà tenere il suo "cancro".
Ora però bisogna capire quanto è stretto questo legame. Anche nell'inchiesta Hydra della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano che ha fatto tremare un intero Paese. Perché la sensazione (spetterà ai magistrati e a eventuali processi confermare tutto) è che il rapporto tra l'ex camorrista del clan Senese in Lombardia Gioacchino Amico e Fratelli d'Italia non sia solo una questione di selfie e scatti fotografici. Lo ha spiegato l'inchiesta di Report nella puntata di ieri 12 aprile, che ricapitoliamo punto per punto.
Fin da subito è bene precisare chi è Gioacchino Amico: è un siciliano con una condanna definitiva per truffa e ricettazione, ma soprattutto è un esponente del clan Senese attivo a Roma e vicino alla camorra napoletana. E ancora: Amico è anche tra gli esponenti del "Sistema mafioso lombardo", ovvero "l'unione" (come lo chiamano i suoi membri criminali) tra cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta che si sono messe in affari nel Milanese e nel Varesotto. A svelare tutto è stata l'inchiesta Hydra della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e il Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano.
Amico ora è anche tra gli imputati del processo Hydra che si sta svolgendo nell'aula bunker del carcere di San Vittore. In Lombardia poteva contare anche su diversi criminali, tra cui Paolo Errante Parrino (in carcere) nonché mafioso e parente del boss di Castrelvetrano Matteo Messina Denaro (arrestato il 16 gennaio del 2023 e morto il 25 settembre successivo). Oltre a Parrino, Amico si era affidato a Giuseppe Fidanzati. Altro mafioso la cui famiglia non è sconosciuta in Lombardia: "I Fidanzati hanno fatto Milano!", lo dice Amico durante una conversazione intercettata dai carabinieri. A conquistare il capoluogo lombardo era Gaetano Fidanzati, ora il figlio Giuseppe Fidanzati è tra gli imputati di Hydra. Ma che legami ha svelato Report – nell'inchiesta di Giorgio Mottola – tra Gioacchino Amico e Fratelli d'Italia?
I legami dell'ex camorrista Gioacchino Amico con la politica
Tutto inizierebbe il 2 febbraio del 2019 quando all’hotel Marriott di Milano si svolge una delle più importanti manifestazioni politiche del partito di Fratelli d'Italia al Nord in vista delle europee dello stesso anno. L'evento ha come titolo "Sistema Italia" e presenzia il gotha di Fratelli d’Italia: ci sono Paola Frassinetti, Carlo Fidanza, Ignazio La Russa, Daniela Santanchè, Adolfo Urso e Giorgia Meloni.
Nelle immagini trasmesse dal programma tv si vede Amico che dà il buongiorno all'attuale premier Giorgia Meloni appena entra in sala accolta dagli applausi. Qui viene scattato il selfie tra Amico e Meloni e qualche ora dopo il referente del clan Senese gira la foto tramite whatsapp alla rete dei suoi contatti.
A fare a Gioacchino Amico la tessera del partito di Fratelli d'Italia è Alice Murgia, assistente parlamentare dell'attuale sottosegretaria Paola Frassinetti: in una intercettazione pubblicata da Report si sente Murgia informare Amico di avergli fatto la tessera. Insomma, tutto era andato a buon fine. Non solo, Murgia dice ad Amico: "Ho firmato io per te, come se avessi firmato te ok? Non mi denunciare". E una lunga risata.
Il giornalista Mottola ha intercettato Murgia e le ha chiesto come aveva conosciuto Amico, lei risponde così: "Ci ha chiamato per visitare la camera dei deputati e una mia amica era il suo avvocato". Ma soprattutto nega di aver fatto lei la tessera di partito per Amico.
Ma c'è di più. Report ha intervistato un ex parlamentare della Lega che nell'ottobre del 2018 ha incontrato Gioacchino Amico a Roma. Quest'ultimo lo aveva invitato ad andare insieme a Montecitorio negli uffici di Fratelli d'Italia dove Amico è entrato senza che gli venissero chiesti i documenti, come invece dovrebbe accadere: "Lì ci accoglie Donzelli, in maniera abbastanza gentile, e ci siamo fermati a parlare. Poi però sono entrati anche Delmastro e Lollobrigida", spiega l'ex parlamentare.
Ecco ancora il nome di Andrea Delmastro, l'ex sottosegretario alla Giustizia al centro delle indagini sugli affari a Roma tra la famiglia Caroccia e il clan Senese. Di cosa hanno parlato in quell'incontro negli uffici di Fratelli d'Italia? "In generale della situazione politica". Donzelli – fermato da Report – però non ricorda mai di aver incontrato Gioacchino Amico.
Eppure Gioacchino Amico aveva provato eccome la scalata con Fratelli d'Italia. Prima era coordinatore in provincia di Agrigento del partito dell'ex sindaco di Verona Flavio Tosi, ma sperava di un salto di qualità nel partito di Giorgia Meloni. Nel suo interrogatorio davanti ai pm di Milano Amico aveva svelato i suoi contatti con il mondo della politica raccontando un suo incarico ricoperto in passato: "Coordinatore di un partito politico, Movimento Fare di Flavio Tosi (non indagato), coordinatore cittadino di Canicattì (provincia di Agrigento) dell'ex sindaco di Verona, che conosco bene". Precisando che si tratta del "movimento creato dall'ex sindaco di Verona Tosi, quando è subito uscito dalla Lega". Successivamente il tesseramento con Fratelli d'Italia.
La risposta di Giorgia Meloni al selfie con Gioacchino Amico
La premier Giorgia Meloni, dopo la diffusione del selfie con Amico, aveva scritto un post su Facebook: "Oggi la ‘redazione unica', composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi. Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze". Ma come spiega bene l'inchiesta di Report Amico non era uno sconosciuto nel partito?
Il congresso di "Grande Nord" con Fidanza e Amico
Al giornalista Giorgio Mottola Monica Rizzi, nonché esponente della Lega vicina a Umberto Bossi per poi fondare nel 2019 "Grande Nord", spiega come ha conosciuto Amico: "Un nostro iscritto di Milano ce lo presentò come un nostro referente di Fratelli d'Italia in grado di raggiungere i vertici e portarci qualcuno di significativo al congresso nel 2019. Ci promise di portare Carlo Fidanza e così fu. In questo modo si accreditò da noi come persona in grado di arrivare ai vertici di Fratelli d'Italia e con una certa importanza".
A questo congresso di "Grande Nord" aveva parlato anche Amico, come imprenditore in Lombardia. E Fidanza, appena prende parola, lo ha ringraziato pubblicamente per l'invito. Il rappresentante del clan Senese durante il suo intervento dice una delle classiche frasi in bocca ai mafiosi: "La criminalità esiste perché la gente ha fame".
Monica Rizzi continua a spiegare: "A un certo punto però Amico inizia a fare una certa insistenza per avere contatti con i vertici di Regione Lombardia. Per incontrare Giulia Martinelli, segretaria del presidente Attilio Fontana e a me la cosa ha iniziato a essere strana perché tutti sanno che dopo l'uscita dalla Lega non ho più avuto contatti". Amico cercava di entrare negli appalti pubblici lombardi? E aggiunge: "Diventava talmente insistente che ha iniziato a inquietarmi. Non ho mai fatto neanche mezza chiamata per organizzare incontri e ho subito chiuso i rapporti".
Secondo quanto spiegato dall'inchiesta di Report, Fidanza non chiude invece i rapporti tanto da coinvolgere Amico nella sua campagna del 2019 per un posto da europarlamentare con Fratelli d'Italia. Rizzi conferma: "Amico ci invitava spesso agli eventi della campagna elettorale di Fidanza quindi presumo che in qualche maniera ne era partecipe". Alla fine Fidanza è stato il primo tra gli eletti di Fratelli d'Italia nella lista del Nord-Ovest con oltre 10mila voti ottenendo più preferenze persino di Daniela Santanché.
Il giornalista Mottola chiede direttamente a Fidanza dei suoi rapporti con Amico: "Nella mia ultima campagna elettorale si è offerto di darmi una mano ed era un ex militante di Grande Nord". Ma Rizzi smentisce che Amico sia mai stato scritto al suo movimento e ribadisce di aver avuto una interlocuzione con lui solo dopo che Fidanza lo aveva accreditato.
Fidanza a Report si difende: "Non era indagato, non sapevo sapere quali fossero le sue frequentazioni extra politiche". Eppure nel 2019 Gioacchino Amico era già stato condannato in via definitiva per ricettazione e qualche anno prima finì in Questura con l'accusa di associazione a delinquere e truffa.
Il ruolo di Paola Frassinetti, attuale sottosegretaria all'istruzione
Nelle lista di Fratelli d'Italia per le elezioni europee del 2019 spunta anche il nome di Mafalda Poli, ovvero oggi tra gli imputati insieme ai boss del "Sistema mafioso lombardo" nel processo Hydra. L'accusa è di aver tenuto parte della contabilità del consorzio mafioso lombardo, quello svelato dalla DDA di Milano. O meglio aveva gestito i conti dei fratelli Abilone, originari di Castelvetrano e anche loro imputati di Hydra. Fratelli che Gioacchino Amico incontrava regolarmente nella sede dell'azienda di Errante Parrino, il cugino di Messina Denaro. Intervistata da Report Poli precisa: "Condivido le idee di Fratelli d'Italia, soprattutto Giorgia Meloni".
Ma non solo Poli e Fidanza, Amico riesce ad avvicinarsi anche a Paola Frassinetti, attuale sottosegretaria all'istruzione. Il 20 maggio 2020 a Roma Amico incontra in un ristorante Frassinetti e la sua collega Carmela Bucalo. Non a caso qualche giorno prima in una intercettazione tra Amico e Giancarlo Vestiti, altro rappresentante del "Sistema mafioso lombardo" aveva detto che sarebbe andato a Roma per incontrare due parlamentari per prendere contratti per la sanificazione. Frassinetti a Report spiega: "Voleva visitare la Camera, quella sera noi stavamo mangiando per i fatti nostri in un ristorante, è passato. Diceva di essere della mia regione e che voleva vedere la Camera. Non ha parlato di niente, non sapevo chi fosse". Alla fine però la collega Bucalo mette in contatto Amico con un imprenditore siciliano che era alla ricerca di un istituto di credito che gli facesse un prestito di 500mila euro.
E non è finita qui. L'assistente di Paola Frassinetti, Alice Murgia, qualche giorno dopo chiama Amico per chiedergli un favore: "Tra i commessi che lavorano a Montecitorio c'è qualcuno vuole andare in vacanza a San Vito lo Capo (Sicilia), gli ho detto che hai possibilità di affittargli qualcosa". E Amico: "Certo, digli che allora quando sono lì mi apre le porte di Montecitorio". E Murgia: "Quelle te le apro io, stai sereno".
Il camorrista Giancarlo Vestiti prova a entrare in Fratelli d'Italia
Giancarlo Vestiti è un altro esponente di spicco del clan Senese in Lombardia. Voglio far inserire un loro candidato nella politica lombarda, la scelta cade sul medico Ignazio Ceraulo, direttore generale fondazione ricovero Martinelli. Al giornalista di Report il medico nega ogni cosa con diversi "non so di cosa stia parlando".
Il collaboratore di giustizia William Alfonso Cerbo, boss del clan Mazzei del "Sistema mafioso lombardo", ha spiegato che Giancarlo Vestiti (camorra) e Santo Crea (‘ndrangheta) erano in procinto di inaugurare un ufficio che avrebbe curato la campagna elettorale in favore di Ceraulo. Tutto era pronto ma poi saltò quando Ignazio Ceraulo si è accorto, o meglio la sua segretaria, dei precedenti penali dell'attuale collaboratore di giustizia. E tutto si è fermato.
Vestiti avrebbe portato Ceraulo dall'avvocato Mario Claudio Marino, fondatore a Milano di "Noi Repubblicani" ovvero la corrente di Daniela Santanché all'interno del partito di Giorgia Meloni. L'avvocato al giornalista Mottola spiega: "Vestiti mi ha chiesto se potevo introdurre Ceraulo nella politica milanese, nella corrente fondata da Santanché e Mantovani ‘Noi Repubblicani'". Come spiega Mottola durante uno degli incontri l'avvocato avrebbe chiamato davanti a loro Daniela Santanché per sponsorizzare l'affiliazione a Fratelli d'Italia dell'associazione "Italia Doc" che avrebbero dovuto fondare Vestiti e Ceraulo.
L'avvocato: "Era una bella opportunità perché Ceraulo era un professionista". Daniela Santanché però sostiene di non conoscere l'avvocato Mario Claudio Marino, ovvero anche l'avvocato di Vestiti. Il legale: "Vestiti è amico fin da piccolo con Michele Senese", ovvero del clan camorristico a Roma. Insomma, Giancarlo Vestiti e Michele Senese sono cresciuti insieme e fanno parte dello stesso clan di camorra.
Gli affari del boss Michele Senese si sarebbero intrecciati con quelli di Franco Meloni, padre della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A confermare tutto a Report è anche Nunzio Perrella, ex camorrista che si riforniva di droga dal clan Senese: spiega che Franco Meloni (arrestato nel 1995 per narcotraffico) trasportava droga con la barca a vela dalla Spagna. Arianna e Giorgia Meloni hanno spiegato che fin da piccole avevano chiuso i rapporti con il padre, che nel frattempo è morto.