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Famiglia che vive nel bosco

I genitori della famiglia nel bosco potrebbero davvero perdere i figli: il rischio adozione esiste, ma non a breve

Per lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della difesa della “famiglia del bosco”, l’ultima ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila apre le porte all’adozione. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Davide Mustari, noto anche per il programma Forum: “I percorsi dei genitori potrebbero separarsi, e il padre potrebbe volere l’affidamento e allontanare la madre”.
Intervista a Davide Mustari
Avvocato
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Esiste il rischio che i tre "bimbi del bosco" possano essere allontanati per sempre dai genitori
Esiste il rischio che i tre "bimbi del bosco" possano essere allontanati per sempre dai genitori
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Con la sua nuova ordinanza, il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ha disposto la separazione della "famiglia nel bosco", decretando l'allontanamento della madre dai figli, e lo spostamento per loro in un'altra struttura. Questa decisione apre a nuovi scenari sul possibile ricongiungimento che oggi appare sempre più lontano. Addirittura, secondo lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente di parte nel team difensivo di coniugi Birmingham-Trevallion, a questo punto esisterebbe il rischio che i bimbi vengano separati per sempre dai genitori e dati in adozione.

A fare chiarezza con Fanpage.it su questo punto e sullo stato dell'accertamento in corso è l'avvocato Davide Mustari, volto della trasmissione Forum.

La famiglia viveva in un casolare nel bosco di Palmoli priva di allaccio idrico, e aveva deciso di non mandare i figli a scuola preferendo l'educazione parentale. Queste, insieme ad altre azioni, hanno determinato la sospensione della responsabilità genitoriale. Qual è il limite entro cui i giudici possono agire nell'indicare ai genitori come crescere i propri figli?

Il limite è il benessere psicofisico del minore. In questo caso esiste un pregresso da cui parte tutta la storia, una convivenza in un luogo ai margini della società, per non dire proprio al di fuori. Ciò denota già una situazione di partenza pregiudizievole. Nessuno può criticare la scelta di fare scuola parentale ai figli, perché rientra tra le possibilità a disposizione dei genitori. In questo caso, però, si parte da una situazione di isolamento iniziale e protratta per tanto tempo.

Il Tribunale ha anche consigliato di valutare l'inserimento della figlia maggiore, di 8 anni, in un percorso scolastico tradizionale. Circostanza alla quale i genitori si sono sempre opposti. La madre non ha voce in capitolo neanche in questo?

A partire dalla condizione che i giudici hanno riscontrato, sulla base delle relazioni dei servizi sociali, per il benessere della bambina è stato ritenuto migliore un inserimento che le permetta di imparare a convivere con altre persone. La scelta del genitore è insindacabile, purché la situazione di partenza non sia già ai margini della normalità.

C'è poi un aspetto fondamentale da considerare: la bambina in questo momento deve sottostare alle decisioni del genitore, però tra qualche anno, soprattutto durante l'adolescenza quando verrà a conoscenza con la vita, potrebbe decidere autonomamente di non seguire questo stile di vita. Una bambina che viene catapultata all'interno di una società come la nostra senza conoscerla non sa come farsi strada e questo potrebbe portare a una situazione di grave disagio e pregiudizio. È un aspetto di cui bisogna tenere conto.

Allo stato dei fatti, esiste davvero la possibilità che i bambini vengano dati in adozione?

È un rischio che esiste a livello giuridico, ma non a breve termine. Un provvedimento di decadenza della responsabilità genitoriale, così come un qualsiasi provvedimento che legittimerebbe l'adozione da parte di terzi, è la conseguenza di un lungo percorso all'interno della quale la madre dimostra un'incapacità totale e insuperabile di poter educare i figli secondo le regole della convivenza civile.

Nel nostro ordinamento rappresenta l'extrema ratio, cioè l'ultimo provvedimento che il Tribunale può prendere. Se ci fosse un percorso estremamente difficile e costoso, che però è in grado di portare a una rieducazione del genitore, allora il Tribunale dovrà prediligere quel percorso. In questo momento, la madre è considerata una figura che si pone in contrasto con la crescita dei minori e, conseguentemente, bisogna procedere a un allontanamento, ma non è definitivo.

Ora la madre dovrà fare degli incontri protetti con i figli, la cui frequenza sarà decisa dai servizi sociali. Se  dovesse dimostrare un'incapacità ulteriore, allora verranno prese nuove misure, fino a quando non si verificherà un fatto che potrebbe compromettere in modo definitivo e irreversibile la sua capacità genitoriale.

Nell'ordinanza i giudici consigliano di intensificare gli incontri con il padre, Nathan Trevallion, perché si è dimostrato positivo per i bambini, mettendolo quasi in contrapposizione alla madre. Si potrebbe arrivare lo scenario in cui i percorsi dei due genitori si separano e decade la potestà solo la madre e non per il padre?

Assolutamente sì. Ogni genitore reagisce a regole e vincoli in maniera differente. Il padre magari si sta dimostrando capace di capire i limiti e di rispettarli – magari anche per semplice strategia difensiva – la madre invece no. Il non rispettare regole anche banali, come l'orario di cena alle 19 invece che alle 17.30, viene valutata come incapacità di prendere in considerazione quelle che sono le indicazioni che esperti, pedagogisti e servizi sociali evidenziano come necessarie.

Quindi, al momento, il padre dimostra una capacità maggiore, ed è assolutamente possibile che i percorsi si dividano. Anzi, il padre potrebbe voler pretendere l'affidamento, e il collocamento dei minori presso di sé, e conseguentemente dover allontanare la madre.

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