“I detenuti sono scivolati”, invece erano stati picchiati: condannati per falso 8 agenti penitenziari a Ivrea

"Il detenuto è scivolato sul pavimento pieno d'acqua", "Ha perso l'equilibrio", "È caduto e ha sbattuto la faccia sulla parete della sezione". Sono alcune delle giustificazioni usate dagli 8 agenti di Polizia Penitenziaria condannati dalla Corte di Appello di Torino nell'ambito del procedimento sulle violenze sui detenuti all'interno del carcere di Ivrea.
Gli agenti sono stati condannati a 1 anno e 6 mesi, a eccezione di una persona condannata a 1 anno e 8 mesi, sono stati condannati per falsità in atti. Secondo le ricostruzioni processuali, avrebbero mentito sul modo in cui i detenuti si procuravano lesioni e ferite mentre si trovavano all'interno del carcere. Prosciolti invece dal reato di lesioni per la sopraggiunta prescrizione. Come spiega a Fanpage.it l'avvocata Simona Filippi, responsabile del contenzioso per l'associazione Antigone, "nelle relazioni scritte nel giorno delle violenze o in quello successivo, gli agenti fornivano giustificazioni fittizie. Queste condanne ci dicono che le violenze denunciate nel 2016 ci furono".
La verità accettata dai giudici torinesi è molto lontana dai banali incidenti descritti dagli agenti: "Il giudice evidentemente avrà ritenuto le cadute non accidentali ma frutto di violenze. Non potendo condannare per le lesioni, perché è maturata la prescrizione, si è proceduto con il reato di falso che invece non era ancora prescritto".
Gli abusi denunciati dai detenuti: "Picchiato perché volevo chiamare la mia famiglia"
I detenuti hanno denunciato schiaffi, calci, pugni come risultato di vere e proprie "spedizioni punitive" nei loro confronti da parte degli agenti della penitenziaria. I fatti risalgono al 2016, ma ci sono voluti dieci anni per arrivare ad accertare la verità giudiziaria."È una sentenza importante perché arriva dopo i tentativi, all'epoca dei fatti, di insabbiare le indagini. La Procura di Ivrea ha chiesto in diverse occasioni l'archiviazione dei procedimenti, ritenendo le prove non sufficienti", fa presente Filippi. In almeno un caso, le ferite al volto di un detenuto che si era recato in infermeria sarebbero state ritenute dal pm "auto-inferte".
Un detenuto ha riferito di essere stato picchiato dopo essersi lamentato di non poter telefonare ai propri familiari. Per questa rimostranza ha ricevuto anche 10 giorni di isolamento. Ma non sarebbe stato il solo, almeno altri sei detenuti nel corso delle indagini hanno raccontato abusi analoghi. Le confidenze sui maltrattamenti subiti dagli agenti della penitenziaria sono state fatte al personale del Ser e alle educatrici che regolarmente incontravano i detenuti, ma nessuna di loro sarebbe stata ascoltata dalla Procura di Ivrea all'epoca titolare del fascicolo.
La denuncia di Antigone: "Violenza c'è stata, ricostruita la verità"
L'associazione Antigone, quindi, insieme alla Garante per i diritti dei detenuti di Ivrea, ha fatto richiesta alla Procura Generale perché la Corte di Appello di Torino avocasse le indagini. Cosa che poi è effettivamente avvenuta. "Si è arrivati alla sentenza emessa perché il fascicolo è arrivato alla Corte di Appello di Torino", sottolinea Filippi.
Dopo un lungo stop, nel 2020 i giudici di Torino hanno riportato in vita il procedimento concludendo le indagini. "Si tratta di una sentenza fondamentale perché restituisce il quadro di verità rispetto a quello che è accaduto nel carcere di Ivrea".
"Il procedimento era uno di quelli che, in quel periodo, diede forte spinta alla campagna di Antigone per l'introduzione del reato di tortura nel codice penale – ha dichiarato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – La sentenza di oggi ci dice che violenza ci fu e ci fu un tentativo di coprirla".