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Opinioni
Coronavirus
22 Ottobre 2020
18:06

I dati di oggi spiegati: perché la pandemia di Coronavirus in Italia è grave come a inizio marzo

L’indice di gravità elaborato da YouTrend ci dice che i dati sull’epidemia di Coronavirus di oggi, 22 ottobre, sono simili a quelli del 5 marzo, quattro giorni prima del lockdown. A preoccupare, soprattutto, è lo stress sul sistema sanitario, con i posti occupati in terapia intensiva che sono più che raddoppiati in dieci giorni. Se non aumentiamo la capacità di testare, sarà fuori controllo nel giro di due settimane.
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Ancora record di contagi da Coronavirus in Italia. Nel bollettino di oggi, giovedì 22 ottobre, diramato dal Ministero della Salute, nelle ultime 24 ore si registrano 16.079 contagi (ieri ne erano 15.199), per un totale dall'inizio dell'emergenza sanitaria di 465.726 casi. I guariti totali sono invece 257.374 (+2.082 nelle ultime 24 ore, ieri erano +2.369) e i morti sono 36.832 (oggi +136, ieri erano +127). In Italia ci sono ad oggi 169,302 casi positivi: di questi sono 9.694 i pazienti ricoverati in ospedale con sintomi, mentre sono 992 quelli in terapia intensiva. Complessivamente i tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore sono stati 170.392, per un totale dall’inizio dell’epidemia di 14.132.421. La Regione con più casi positivi nelle ultime 24 ore resta di gran lunga la Lombardia che oggi fa registrare ulteriori 4.125 contagi, seguita dal Piemonte e dalla Campania.

“La situazione è sempre più seria: ora non possiamo permetterci di discutere senza prendere precauzione”. Giovanni Forti, 26 anni, è studente di Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant'Anna. Dal 2018 fa parte della redazione di YouTrend, dove di occupa della parte editoriale, dell'analisi dei dati e della produzione di data visualization e su YouTrend ha scritto diversi articoli sulla pandemia del Covid-19: “La situazione è grave perché la curva ha un comportamento molto riconoscibile – spiega Forti a Fanpage.it – ed è quella di una curva esponenziale, la cui inversione di tendenza sempre molto lontana”.

Quanto stanno crescendo contagi, decessi e ricoveri nelle terapie intensive?
Per i contagi il raddoppio è settimanale. Meglio: la scorsa settimana sono raddoppiati, questa settimana sono cresciuti del 95%, quindi poco meno che raddoppiati. È presto per dirlo, ma forse ci troviamo a un punto di flesso verso una crescita lineare.

Merito delle misure restrittive?
Non credo, anche perché quelle attuali sono molto blande e sono degli ultimi giorni e ancora non c'è il tempo di vederne gli esiti. Piuttosto con l'aumentare dei contagi, la capacità di testare diventa sempre meno efficiente.  E questo lo vediamo ancora una volta, dal tasso di positività, che oggi è al 15%. La settimana scorsa era al 10%, quella prima al 6,5%. Detto questo, a marzo eravamo sul 30%-40% sul giorno singolo, ma non fa testo il confronto: allora si facevano pochi tamponi e c'erano pochi guariti da testare.

Il tasso di positività è alto perché stiamo facendo pochi tamponi?
La Francia ne fa di più, la Germania ne fa molti di più. Ma il tasso di positività si alza perché i casi stanno crescendo più dei tamponi: ci sono più casi da trovare, e il numero dei test non tiene il passo dei contagi

Se non riusciamo a tenere il passo dei contagio coi tamponi, l'alternativa è il lockdown?
L'alternativa sono sistemi di contact tracing molto più debole. In Umbria già stanno selezionando le persone da testare tra i sintomatici. È così che la pandemia che va fuori controllo. Perché se non tracci gli asintomatici – o aspetti che abbiano sintomi, o li fai tornare al lavoro senza testarli – propaghi ulteriormente il contagio.

Lo stress delle terapie intensive è la conseguenza immediata di una pandemia fuori controllo…
Ed è la cosa che oggi spaventa di più. Oggi abbiamo quasi 1000 ricoverati in terapia intensiva su circa 6000 posti a disposizione. Se questi sono i numeri, passare da 1000 a 2000 è una questione di settimane.

E le indiscrezioni di oggi dicono che a 2300 c'è il lockdown. Quando rischiamo di arrivarci?
Abbiamo più che raddoppiato in dieci giorni. Se andiamo avanti così arriviamo alla soglia critica in meno di due settimane.

Tra quanto si vedranno gli effetti delle misure di questi giorni, come ad esempio il coprifuoco in Lombardia, Lazio e Campania?
Se adeguiamo la nostra capacità di test al crescere della pandemia, potremo vedere gli effetti nel giro di un paio di settimane, come col lockdown. Se non ci riusciamo, per misure tutto sommato deboli, potremo vedere un calo nei dati solo perché non riusciamo a testare efficacemente e ci perdiamo i contagiati.

Oggi il fronte sono le grandi città?
Oggi – e nelle ultime settimane – i fronti sono le grandi città. Milano resta la città più colpita di questa seconda ondata, per distacco, con oltre duemila positivi. Roma, Napoli e Torino seguono a larga distanza tra gli 800 e 1000 casi. Ma attenzione, perché la diffusione rimane comunque alta: in 24 province ci sono più di 200 casi e in 42 ce ne sono più di 100. Il virus è ovunque, o quasi.

Oggi Youtrend ha diffuso un nuovo indice di gravità della pandemia, fissato a quota 50 per la giornata di oggi. Ieri, era a 48. Ci spieghi cosa significano questi numeri?
È un indice che serve ad avere un quadro d'insieme su quanto stia andando male. Secondo noi era utile fornire un indicatore unico con uno storico che fornisse tutte le informazioni in un unico numero. L'indice di gravità è composto da tre indici parziali: contagi, decessi e stress del sistema sanitario. Questi tre indici sono elaborati facendo la media di tanti indicatori, parametrati rispetto al giorno peggiore della pandemia per ogni parametro.

Qual è l'indice più preoccupante oggi?
Quello sullo stress del sistema sanitario. Sta crescendo ed è il più vicino ai giorni peggiori di marzo. L'indice di contagi – confrontato coi dati attualizzati di quelli di marzo, non certo con quelli che ci forniva la Protezione Civile – che era comunque alto. 50 vuol dire che la gravità della pandemia è pari a quella compresa tra il 5 e il 6 marzo. Quattro giorni prima del lockdown.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro. 15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019)
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