Gloria Trevisan e il fidanzato Marco (Facebook).
in foto: Gloria Trevisan e il fidanzato Marco (Facebook).

Sessantamila sterline, è questa la cifra che sarebbe stata offerta come risarcimento ai parenti i Marco Gottardi e Gloria Trevisan, i due giovani architetti veneti morti tragicamente nel terribile rogo della Grenfell Tower di Londra, dove si erano trasferiti in cerca di un futuro migliore. La somma è emersa nell’ambito delle trattative extragiudiziali che sono in corso nella capitale britannica tra i legali delle 72 vittime del devastante rogo e le società e le istituzioni chiamate in giudizio. Una cifra che però i familiari dei due ragazzi italiani non sembrano assolutamente intenzionati ad accettare. “Si parla di cifre che vanno dalle 10 alle 60 mila sterline”, poco meno di 67 mila euro, ha rivelato a Il Messaggero l’avvocato della famiglia di Gloria Trevisan, aggiungendo: “È questo il valore dei nostri ragazzi perduti?"

"Non accetteremo mai. Qui qualcuno ignora lo choc psicologico di una famiglia che non solo non ha più la propria figlia ma che ha vissuto la morte in diretta fino all'ultimo istante" ha sottolineato il legale, l’avvocato Maria Cristina Sandrin, riferendosi agli ultimi agghiaccianti messaggi inviati dalla 26enne e dal 27enne intrappolati nel loro appartamento dove erano rimasti su consiglio degli stessi soccorritori mentre le fiamme si avvicinavano sempre di più fino a inghiottirli.

Proprio su quegli ultimi drammatici momenti, vissuti con terrore in diretta dalla stessa famiglia dei due ragazzi, punta ora l’avvocato per spingere le parti in causa a offerte più congrue. “In Inghilterra è molto considerato il danno psicologico. Il mio staff punta su questo aspetto perché i genitori di Gloria, la notte dell’incendio con le drammatiche ultime telefonate di addio tra la mamma Emanuela e la figlia, hanno subito un vero e proprio shock psicologico di un impatto devastante”.

Sul fronte del processo penale invece, a tre anni dall'incendio della Grenfell Tower, quasi tutti esprimono frustrazione sul ritmo delle indagini, ulteriormente rallentata dal blocco per il coronavirus. Le accuse penali non saranno formulate fino al 2022 perché l'indagine pubblica, interrotta a marzo, non riprenderà fino al 6 luglio e la fine dell’inchiesta non avverrà prima dei 9 mesi.