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Giampaolo Amato, medico arrestato a Bologna

Giampaolo Amato accusato dell’omicidio della moglie, i giudici: “Manipolatore e freddamente criminale”

Secondo i giudici del Tribunale del Riesame, Giampaolo Amato potrebbe “vendicarsi dell’amante e della cognata” dopo l’arresto per l’omicidio della moglie Isabella Linsalata. L’uomo, accusato di aver avvelenato la ginecologa, viene descritto nelle 38 pagine di ordinanza che motivano la scelta di respingere la richiesta di scarcerazione, come “personalità freddamente criminale e manipolatrice”
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A cura di Gabriella Mazzeo
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Amato e la moglie Isabella Linsalata
Amato e la moglie Isabella Linsalata
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Giampaolo Amato, medico arrestato a Bologna

Secondo i giudici del tribunale del Riesame, Giampaolo Amato avrebbe "una straordinaria capacità manipolatoria, una personalità fredda e calcolatrice". Nelle 38 pagine di ordinanza che motivano la decisione di rigettare l'istanza di scarcerazione avanzata dalla difesa, il 64enne accusato dell'omicidio aggravato della moglie, Isabella Linsalata, viene giudicato "capace di premeditare una condotta complessa nei minimi dettagli" e "orientato in senso freddamente criminale".

Per l'accusa, Amato avrebbe avvelenato la moglie il 30 ottobre del 2021, somministrandole un mix letale di farmaci. La donna è stata trovata morta in casa nella mattinata del 31 ottobre 2021. "Un delitto perfetto", secondo l'ordinanza, che non doveva lasciare traccia. Per diverso tempo, infatti, si è ritenuto che la donna fosse deceduta a causa di un malore.

La sorella della vittima si è fermamente opposta alla volontà avanzata dallo stesso Amato di cremare il corpo della donna. Solo così è stato possibile condurre altre indagini e l'autopsia ha dato esito positivo agli psicofarmaci che avrebbero poi provocato il decesso. 

Dopo l'arresto dell'8 aprile scorso, i giudici del Riesame hanno dato ragione al Gip sulla potenziale pericolosità del medico, smentendo però il rischio di inquinamento delle prove. "Il pericolo di ricaduta nel reato – ha sottolineato il Riesame – risulta tutt'altro che congetturale, dato che nella vita dell'indagato sono ancora aperte situazioni sentimentali ed economiche che potrebbero portare ad altri delitti nei confronti delle persone che hanno fatto fallire il suo piano criminale".

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Il rischio di una vendetta nei confronti dell'amante

Prima potenziale vittima, secondo i giudici, sarebbe l'amante, una donna di 30 anni più giovane con cui Amato aveva avuto una relazione burrascosa. Secondo quanto rilevato anche dalle intercettazioni a carico della donna, il medico la reputava "colpevole di averlo abbandonato dopo la morte della moglie". Nei suoi confronti, il 64enne nutriva un "profondo rancore", poiché alla base del delitto vi sarebbe stata proprio la relazione clandestina intrapresa con la giovane. "Il desiderio di avere un futuro con lei privo di preoccupazioni economiche – scrivono i giudici – ha dato voce a una carica criminale inimmaginabile".

Il ruolo della cognata nelle indagini e la morte della suocera

Per il Riesame, l'uomo potrebbe vendicarsi anche della cognata, Anna Maria Linsalata, la donna che si è opposta alla cremazione del corpo di Isabella e che fin dall'inizio aveva sospetti su di lui. Fu proprio lei a fornire agli inquirenti una bottiglia di vino che Amato avrebbe fatto bere a Isabella una sera di maggio del 2021. Su quella bottiglia, i Ris di Parma hanno rinvenuto tracce di Midazolam, la benzodiazepina che insieme all'anestetico Sevoflurano ha poi causato il decesso della donna nel mese di ottobre.

Tracce dello stesso cocktail letale sono state trovate anche sul cadavere riesumato della suocera dell'oculista, Giulia Tateo, morta appena 22 giorni prima della figlia. L'ipotesi ancora da confermare è che quel primo omicidio fosse una sorta di "test" in vista di quello della moglie. Amato è ora sotto indagine anche per il decesso dell'81enne.

La personalità manipolatoria

Secondo il Riesame, Amato riuscirebbe a "neutralizzare" le sue vittime facendo leva sulle proprie capacità manipolatorie. Il medico, infatti, non era mai stato denunciato dall'amante o dalla moglie (che sapeva di aver bevuto già in passato bevande alterate dalle benzodiazepine), ma secondo i giudici sarebbe riuscito ad evitarlo "convincendole a non raccontare i loro sospetti alle forze dell'ordine". Amato, che ormai viveva da separato in casa con Linsalata, avrebbe agito anche per interessi economici. "Aveva tutto da perdere dal divorzio. L'eredità della moglie gli avrebbe assicurato una certa tranquillità, anche in vista di una futura vita insieme alla nuova compagna"

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