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Giallo di Posillipo, la vita segreta (e la morte) di Anna Parlato Grimaldi

Nipote di Achille Lauro, giornalista de Il Mattino e imprenditrice dalla vita sentimentale turbolenta, Anna Parlato Grimaldi fu uccisa il 31 marzo 1981 mentre rientrava nella sua villa di Posillipo. Per delitto, che fece grande scalpore nella Napoli dell’aristocrazia finanziaria, fu processata la moglie del suo amante.
A cura di Angela Marino
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Tra via Petrarca e via Posillipo, in una Napoli silenziosa e lussureggiante distesa tra verde e mare, appannaggio delle classi alte e di turisti facoltosi, vivono due donne che, come le due strade posillipine camminano parallele senza incontrarsi. Una è piccola, lineamenti minuti e un naso importante, battagliera, tenace, ma anche delicata e intelligente. Elena Massa ha passato la sua vita a sgomitare, conquistando ogni cosa con fatica e determinazione. È entrata nella redazione di Salerno de Il Mattino, inscenando un clamoroso sciopero della fame al circolo della stampa. Radicale, progressista, appassionata, si getta alle spalle giornali di nicchia e paghe minime strappando quel lavoro con la forza, ma, nondimeno, facendosi apprezzare dai colleghi.

L'altra donna

L'altra è Anna Parlato, elegante, bella, ipnotica. Figlia di un costruttore del Napoletano, da 20 anni è la moglie di Ugo Grimaldi, nipote del ‘Comandante’, Achille Lauro, armatore, editore, dirigente sportivo ed ex sindaco di Napoli. Madre di quattro figli, è una donna sentimentalmente inquieta che cerca emozioni in molteplici storie d’amore che, quasi sempre, si sovrappongono al lavoro e agli affari di cui si occupa. Dopo essere stata presidente della società che governa l’Ippodromo di Agnano, con un passato di speculazioni immobiliari, si dedica alla sua ultima passione: il giornalismo.

È qui che le due donne si sfiorano, perché, dopo aver collaborato al Roma, quotidiano della famiglia Lauro, ormai in decadenza, fa il suo ingresso nella redazione napoletana del Mattino, come giornalista pubblicista. Ancora una volta la bella Anna, dopo una breve storia con il segretario di redazione, Francesco Bufi, intreccia una relazione con il capocronista del giornale di via Chiatamone. Si chiama Ciro Paglia, 41 anni, è noto per i suoi articoli sulla Nuova Camorra organizzata di Raffaele Cutolo e per aver fatto in breve tempo una carriera sfavillante. È il marito di Elena.

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Un segreto sulla bocca di tutti

L'integerrimo professionista che non aveva voluto intercedere per far assumere la moglie – costringendola a gesti plateali che la portarono alla lontana redazione di Salerno – era lo stesso che ora prodigarsi molto per Anna, tanto da coofirmare con lei articoli importanti. La loro storia è sulla bocca di tutti e quando l’aspirante giornalista fa il suo debutto in prima pagina, Elena perde la testa. Scrive una lettera di protesta al direttore e si presenta nel suo ufficio disperata, invocando il suo intervento per quell’onta. Tuttavia, quattro articoli in due anni, anche se in prima pagina, non sono paragonabili all’attività di una professionista e infatti la bruciante gelosia di Elena ha un’altra origine. Il matrimonio con Paglia, già intaccato da numerose precedenti scappatelle del marito, con Anna arriva alla fine.

Via Chiatamone

I due si separano, Elena rimane nella casa di via Posillipo con il figlio undicenne e Paglia si dedica totalmente alla nuova compagna, con la quale prende in affitto una garçonniere in via Chiatamone, a due passi dalla redazione. La storia va avanti per qualche tempo, ma Anna è inquieta, vulcanica e quella relazione, come altre, sembra essere nata con una data di scadenza. Un giorno di marzo Anna lascia l’anello regalatole dall’amante sul letto della garçonniere, insieme alle chiavi. In fine dei conti, quello di Paglia era un matrimonio naufragato per una storia che, forse, non aveva alcun futuro. O Forse sì. Solo Anna sapeva cosa volesse dire quel gesto, l'amante non ebbero il tempo di scoprirlo. La sera del 31 marzo 1981 mentre rincasava nella villa in via Petrarca 133, Anna Parlato Grimaldi fu sorpresa da 4 proiettili.

Il giallo di Posillipo

La morte di una nota esponente classe alta napoletana fa il giro dei salotti, ma soprattutto investe le prime pagine dei quotidiani partenopei, eccetto quella dell Mattino, che tace in imbarazzato silenzio. Serrata in un contegno ermetico è anche l’alta borghesia napoletana che più che proteggere quella donna dai trascorsi controversi, vuole proteggere se stessa, le proprie debolezze, i propri inconfessabili vizi. I panni sporchi della Napoli dell’aristocrazia finanziaria si devono lavare in tribunale, non sulle pagine dei quotidiani, soprattutto quando spunta un sospettato. Il nome della persona indiziata di aver ucciso Anna Grimaldi viene fuori in questura, quando Ciro Paglia, che seguiva da vicino le indagini, viene a conoscenza del tipo di arma che ha sparato ad Anna: una Browning baby, una pistola piccola, femminile, da borsetta. “Mia moglie ne una uguale, gliel’ho regalata io” rivela agli inquirenti.

La pistola

Elena viene ascoltata e acconsente a fare lo stub test, che rileva tracce di polvere da sparo sulle sue mani. Acconsente, ma avverte che quella mattina ha sparato al poligono di tiro dove si allena da circa 10 anni. Anche l’alibi di Elena è incerto. Quel pomeriggio la giornalista giocò a Tennis con il figlio, poi rientrò a casa per la cena e intorno alle 20 e 20 uscì per comprare dell’acqua minerale. Arrivò in auto fino a piazza San Luigi, superando diversi rivenditori perché sicura che in quel negozio avrebbe trovato la marca desiderata. Rientrò a casa e accudì il figlio con la febbre, lasciando le due bottiglie intatte e sigillate fino all’indomani. Alibi incerto, movente e arma del delitto ne fanno la principale sospettata, sebbene la Massa avesse dichiarato di aver smarrito la sua pistola mesi prima.

L'omicidio ‘in casa'

Intanto al Mattino nessuno si occupa delle indagini. Avere un omicidio ‘in casa’ è fonte di preoccupazione. È, infine, il direttore Roberto Ciuni a rompere il ghiaccio con un editoriale dal sapore sentimentale:

Uno di noi amava Anna, una di noi ne aveva sofferto; un altro l’aveva amata. Lo scrivemmo subito la notte dell’assassinio. Molti giornali s’indirizzavano verso un inaudito sciacallaggio, indicando l’assassino in una moglie offesa e ideale vendicatrice. Quando bloccati dai nostri affanni prendemmo la decisione di limitare all’essenzialità le cronache sul caso Grimaldi sbagliammo. Pensammo ai colleghi che piangevano e a chi pativa per sospetti da spiegare. Sbagliammo.

Innocente (per mancanza di prove)

I colleghi fanno quadrato intorno a Elena Massa, che dal canto suo, seppur ferita, sbotta: "Se avessi voluto uccidere l’amante di mio marito, avrei dovuto cospargere di cadaveri le strade di Napoli". Il processo infine si celebra. Dapprima Elena viene assolta ‘per non aver commesso il fatto', poi ‘per insufficienza di prove'. La formula ambigua del verdetto finale lascia dubbi e un'ombra dolorosa sulla vita della Massa, che uscirà ferita quel romanzo napoletano che tutti chiamano ‘Giallo di Posillipo', dramma della gelosia consumato in una Napoli patinata, misteriosa, piena di segreti. Forse, però, non è una quella la storia di Anna Parlato Grimaldi.

Vent'anni dopo

Già durante le indagini nel ventaglio delle ipotesi c'era quella legata allo sgarro di camorra. Sarà proprio un pentito della malavita napoletana, Ciro Vollaro, a raccontare vent'anni dopo il delitto di Anna, ma con altri attori. Erano, quelli in cui avvennero i fatti, gli anni dell'ascesa della Nuova Camorra organizzata di Raffaele Cutolo, che già allora, seppur sotto processo, dirigeva il clan dalla cella di un carcere. Per contrastare lo strapotere della NCO e riprendersi il territorio, le cosche rivali stavano organizzando una controffensiva, ma avevano bisogno di soldi. Per questo pianificarono un sequestro a scopo di estorsione.

Camorra e sequestri

Il 2 dicembre 1980, Gianluca Grimaldi, figlio dell’armatore Guido, fratello di Ugo, il marito di Anna Parlato, fu prelevato da una banda di uomini incappucciati e portato in un appartamento di via Piave 140. La richiesta per il suo riscatto era quella di 10 miliardi di lire, una cifra enorme anche per gli eredi di Lauro. Questa versione fu confermata anche da Luigi Giuliano, ex boss di Forcella, che ai magistrati rivelò che l'agguato ad Anna doveva essere un ferimento, non un omicidio. Nelle settimane che precedettero il delitto ai rapitori era stata versata una prima tranche di 880mila euro. Troppo poco, evidentemente. La Grimaldi, secondo Giuliano, sarebbe stata punita anche perché aveva tentato di intercedere presso Cutolo per ottenere la liberazione del nipote.

L'epilogo

Una storia ritenuta credibile dai magistrati, che però, non condannano quelli che sono stati indicati come gli esecutori materiali del delitto perché per l'intervenuta prescrizione sul il reato. Dopo aver rivelato questo e altri segreti, Ciro Vollaro è morto suicida in carcere. Gianluca Grimaldi è stato rilasciato nell'agosto successivo all'omicidio sulla autostrada Napoli-Reggio Calabria dietro il pagamento della somma di un miliardo di lire. Il piano prevedeva che la seconda fase del sequestro fosse seguita dal alla cosca dei Mammoliti della ’Ndrangheta calabrese, ma non fu mai realizzato.

A distanza di 36 anni, il Giallo di Posillipo rimane senza colpevole. Chiunque ci fosse quella sera dietro la Browning Baby, che fosse una moglie ferita, un sicario di camorra o un socio in affari in debito, resta l'unico ad aver visto per l'ultima volta gli occhi di quella donna inquieta e ambiziosa che amava giocare col fuoco.

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Giornalista dal 2012, scrittrice. Per Fanpage.it mi occupo di cronaca nera nazionale. Ho lavorato al Corriere del Mezzogiorno e in alcuni quotidiani online occupandomi sempre di cronaca. Nel 2014, per Round Robin editore ho scritto il libro reportage sulle ecomafie, ‘C’era una volta il re Fiamma’.
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