Garlasco, le 48 ore di telefonate tra Sempio e la Procura prima dell’archiviazione: “Non ricordiamo il motivo”

Si continua a indagare sul delitto di Garlasco a più di 18 anni dalla morte di Chiara Poggi, avvenuta nella villetta di via Pascoli il 13 agosto del 2007. Sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti ancora Andrea Sempio, indagato per concorso nell'omicidio con terzi o con Alberto Stasi, al momento unico condannato in via definitiva. L'attenzione è ora – come riporta oggi Il Corriere dellea Sera – oltre che sulle analisi relative al Dna trovato sulle unghie della vittima, anche su dei "contatti telefonici" intercorsi tra lo stesso Sempio e la polizia giudiziaria nel 2017, poco prima che la prima indagine su di lui venisse archiviata, che vengono definiti oggi dalla Procura di Brescia "anomali".
Ebbene, secondo gli inquirenti, sempre come scrive il quotidiano di via Solferino, quelle che oggi riemergono dopo otto anni potrebbero essere le tracce di una "trattativa" tra la polizia giudiziaria e l'indagato, con l'obiettivo di arrivare a una rapida archiviazione delle accuse. Ricordiamo che l'inchiesta bresciana si concentra su una possibile accordo corruttivo tra il padre di Sempio e l'allora vertice della Procura pavese, capitanata dall'ex procuratore Venditti, proprio per far fermare le indagini all'epoca.
Stando alle carte, i contatti telefonici "anomali" risalirebbero al 21 e 22 gennaio 2017, quindi una ventina di giorni prima l'interrogatorio di Sempio, in programma il 10 febbraio. Il protagonista è Silvio Sapone, luogotenente dei carabinieri ed ex capo della squadra di polizia giudiziaria di Pavia. Durante l'interrogatorio, Sapone ha dichiarato di "non ricordare" il motivo delle telefonate con Andrea Sempio. Ma, come sottolinea la Procura di Brescia, in quei giorni non esistevano atti da notificare né motivi ufficiali per contattare un indagato per omicidio.
A sostegno di ciò, arriva anche la ricostruzione tecnica grazie all'analisi dei tabulati: alle ore 10.31 e 10.32 qualcuno dal telefono fisso della Procura di Pavia fa partire due chiamate verso il cellulare di Sempio, senza risposta; poi alle 10.33 Sapone prova dal suo cellulare privato, anche qui senza risposta. Alle ore 10.35 altro tentativo dal fisso, poi di nuovo da Sapone. E ancora alle 10.54 e 10.58 nuove chiamate, sempre dallo stesso numero della Procura, senza esito. Solo alle 11.49 Sempio riceve la prima chiamata dal proprio legale, Massimo Lovati, cui ne seguirà un'altra poco dopo. Alle 12.46 arriva l'ultimo tentativo di contatto da parte di Sapone, ancora senza risposta.
Poi ancora nel pomeriggio alle 17.25 Sempio parla con il suo legale Federico Soldani per 2 minuti e chiama Sapone, restando con lui al telefono per oltre 5 minuti, una telefonata questa considerata dagli inquirenti un punto cruciale dell'intera vicenda. Subito dopo (17.37) l’indagato richiama Soldani e i due parlano per 4 minuti. Ma alle 17.43 Sempio lo ricontatta: poco più di due minuti di chiamata. Appena riaggancia, alle 17.48, l’indagato richiama il luogotenente Sapone sul telefonino privato per un totale di 52 secondi di conversazione. La Procura di Brescia ha interrogato Soldani, Lovati e Sapone ma nessuno finora ha detto di ricordare il perché di quelle chiamate.