Garlasco, i primi risultati dell’incidente probatorio: “Sulla spazzatura solo tracce di Chiara e Stasi”

Emergono nuove anticipazioni sull'inchiesta parallela che prova a riscrivere la verità sul delitto di Garlasco, ma i primi risultati dell’incidente probatorio sembrano rafforzare le conclusioni già note. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’analisi del Dna effettuata sui resti della colazione di Chiara Poggi, mai esaminati prima con le tecnologie attuali, ha portato alla luce una verità piuttosto lineare: sul contenuto del sacchetto dell’immondizia sequestrato nella villetta di via Pascoli, c’è quasi esclusivamente il Dna della vittima. L’unico profilo genetico maschile rilevato finora sarebbe quello di Alberto Stasi, l’allora fidanzato della 26enne, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere.
Le nuove analisi scientifiche sono state svolte nell’ambito dell’incidente probatorio disposto dal gip di Pavia Daniela Garlaschelli, nell’ambito della nuova inchiesta che ha portato all’indagine su Andrea Sempio, amico di Chiara e oggi sospettato di concorso in omicidio. Per l’esame dei reperti, risalenti all’agosto del 2007, sono stati incaricati la genetista forense Denise Albani e il dattiloscopista Domenico Marchegiani. I campioni biologici sono stati prelevati lo scorso 19 giugno nei laboratori della Polizia Scientifica di Milano.
I tamponi eseguiti su oggetti rimasti intatti per quasi 18 anni – tra cui un piattino di plastica, un piccolo sacchetto azzurro dell’immondizia e le linguette di due confezioni di Fruttolo – hanno dunque restituito materiale genetico attribuibile quasi esclusivamente a Chiara Poggi. In particolare, sul fondo del piattino è stata rinvenuta una sequenza genetica quasi completa della giovane, così come sul sacchetto contenente i cereali avanzati, trovato sul divano il giorno del delitto. Nulla sarebbe invece emerso dal capello con il bulbo, "che risulta atrofizzato e inutilizzabile"
L’unica traccia genetica non riconducibile a Chiara, secondo quanto riportato dal quotidiano, sarebbe quella di Alberto Stasi. Il suo Dna è stato identificato sulla cannuccia del brick di Estathé ritrovato nella spazzatura, un dato che non sorprende, considerando che Stasi aveva trascorso la serata precedente con la fidanzata. Lo stesso Stasi, durante le fasi del processo, non aveva mai escluso di aver potuto lasciare tracce in cucina o tra i rifiuti domestici.
Resta però ancora aperto un capitolo importante: il materiale genetico conservato sui fogli di acetato che, all’epoca, erano serviti per raccogliere le impronte digitali nella casa della famiglia Poggi. Sono 34 i fogli sottoposti ad analisi, che finora hanno dato esito negativo rispetto alla presenza di sangue. Tuttavia, su uno di questi – indicato come “Traccia 10” – la difesa di Stasi ha chiesto di ripetere il test per la ricerca ematica. Si tratta di una traccia considerata “sporca”, rilevata all’interno della porta d’ingresso della villetta, e che non è stata ancora attribuita a nessuno.
La tesi su cui si fonda la nuova indagine della Procura di Pavia è che il contenuto della pattumiera rifletta ciò che la vittima avrebbe consumato tra la sera precedente al delitto e la colazione del 13 agosto, pasto che – secondo gli inquirenti – la 26enne avrebbe condiviso con i suoi assassini.
Le anticipazioni emerse, tuttavia, sembrano raffreddare le aspettative di chi auspicava una svolta decisiva nella riapertura del caso.
Almeno per il momento, le nuove analisi non hanno fatto emergere profili genetici in grado di supportare la pista alternativa rappresentata da Andrea Sempio. Se ci siano ancora margini per nuove sorprese lo diranno i prossimi risultati delle analisi in corso. Ma per ora, a distanza di quasi due decenni dall’omicidio, le uniche presenze genetiche nella scena del crimine restano quelle già note fin dai primi giorni: Chiara Poggi e il suo fidanzato Alberto Stasi.
"I primi risultati emersi dalle analisi confermano quanto già ribadito più volte dal mio assistito Andrea Sempio e cioè che egli non è mai entrato in quella casa il 13 agosto 2007. Siamo fiduciosi e attendiamo che i periti e i consulenti di parte svolgano e completino il proprio lavoro", ha spiegato l'avvocata Angela Taccia, una dei legali del nuovo indagato per l'omicidio di Garlasco, in relazione agli esiti parziali sui Dna trovati nei reperti della spazzatura.