Durante il confinamento se ti affacciavi per cantare, come avveniva in tutta Italia, a Firenze vedevi solo muri di finestre chiuse”, a parlare è Grazia Galli, abitante del centro storico di Firenze, divenuto spettrale, improvvisamente vuoto. Qui una casa su quattro è finita su Airbnb. Prima della pandemia si parlava della necessità di regolamentare gli affitti brevi, ora l'assenza dei turisti ha svuotato il centro di qualsivoglia funzione. “Con la distribuzione delle mascherine abbiamo scoperto la reale entità dei residenti fantasma che non hanno risposto ai volontari”, spiega ancora Galli, raccontando delle decine di citofonate cadute nel vuoto.

Senza turisti anche le casse comunali si sono svuotate. Firenze contava su 49 milioni di euro di tassa di soggiorno, 18 milioni dai biglietti per i bus turistici, 15 milioni dagli incassi dei musei civici.

Adesso la città “fabbrica del turismo” è sul lastrico. “Dobbiamo evitare che il centro dipenda solo dal turismo. Anche perché quello che sta accadendo dimostra che si tratta di un settore estremamente fragile”, ha dichiarato il sindaco Dario Nardella, in un'intervista in cui fa marcia indietro su anni di politiche pubbliche che non hanno regolamento in nessun modo il turismo. Tra le ipotesi avanzate per far fronte alla crisi, ha suscitato sdegno quella di impegnare il patrimonio pubblico, incluso Palazzo Vecchio, a garanzia dei prestiti per finanziare la spesa corrente.

Abbiamo sbagliato tutti, perché così la rendita immobiliare, lauta e improduttiva, si è impossessata del cuore della città con gli affitti turistici. Io stesso ho sbagliato a non combattere in modo più radicale questa cultura”: il sindaco di Firenze ammette l’errore e a parla della necessità di riconvertire l’economia urbana. Il 27 maggio Nardella ha presentato il piano Rinasce Firenze per la città incentrato su nove aree tematiche, lavoro, produzione e innovazione le parole chiave per contrastare la “cultura della rendita passiva”. Si punta su tecnologia e start-up, e agevolazioni fiscali per attirare le aziende in centro.

Dopo aver investito forsennatamente nella crescita del turismo di massa fino a soffocare per overtourism, Firenze è oggi una città in ginocchio. Noi non vogliamo che Firenze torni a percorrere quel modello insostenibile e quegli stessi errori. Noi vogliamo cambiare la nostra città”. Inizia così l’appello, lanciato da Galli con la sua associazione Progetto Firenze, insieme ad altri abitanti di Firenze, perché la città esca migliore da questa crisi. Il senso dell’appello, spiega Galli, “è quello di aprire un dibattito serio sul futuro della città, che affronti le sue varie anime e conflitti, in cui la politica torni ad avere un ruolo centrale, di mediazione, ma con una visione”. Durante la pandemia sono nate moltissime reti di mutuo aiuto: “Molti che prima erano in conflitto per interessi diversiabitanti, commercianti, host – si sono ritrovati a collaborare. Dobbiamo lavorare in questo senso, per costruire ponti e uscire dalle categorie: siamo tutti residenti”, sostiene Galli.

Tra le proposte messe in campo da Nardella per ripopolare il centro, la sospensione degli affitti per le attività commerciali e le case in immobili di proprietà del Comune e, per il mercato privato, un patto sociale tra inquilini e proprietari per “evitare una escalation di conflitti legali e sfratti”. Dunque la rinegoziazione dei contratti e la proroga dei pagamenti, incentivi fiscali per i proprietari, “la creazione di un fondo di garanzia per incentivare l’uso delle seconde o terze case per affitti alle famiglie” anche attraverso la mediazione del Comune affinché il proprietario possa “rientrare in possesso della casa quando ne avrà bisogno, senza entrare in un vortice di azioni legali”, e il sostegno economico agli inquilini per l’affitto. Per riportare funzioni in centro, azzeramento dell’IMU per l’apertura di nuove aziende e un nuovo piano urbanistico “bazooka” per ridisegnare Firenze anche attraverso il riuso di aree ex industriali da destinare ad “aziende ad alto tasso di tecnologia”.

Alcuni temono però che un’economia basta sull’attrazione di start-up e giovani imprenditori della gig-economy possa portare a un nuovo aumento dei prezzi degli affitti e all’espulsione degli abitanti. Il 1 maggio alcuni attivisti hanno manifestato contro il progetto di riconversione dell’ex caserma Cavalli in un “hub digitale”. “Non vogliamo una Smart City ma una Firenze solidale, non vogliamo start-up e Airbnb ma case popolari”, gli slogan. Dopo la sbornia del turismo di massa Firenze non sembra ancora riuscire a pensare a chi già vive la città.

Dal fronte dell’abitare si lavora alla firma dei nuovi accordi territoriali per la riduzione del 10% dei massimali per i contratti a canone concordato, a fronte dell’impegno del Comune di ridurre l’aliquota IMU per i proprietari. “I nuovi accordi riguarderebbero anche i comuni dell’area metropolitana di Firenze, prima esclusi, dove abitano 50mila persone, molte espulse negli ultimi anni dalla Firenze per turisti”, racconta Laura Grandi del SUNIA.

Stiamo facilitando la ricontrattazione dei canoni, abbiamo fatto diverse scritture private – racconta Grandi – C’è la volontà dei proprietari di venire incontro agli inquilini in difficoltà economica, così come la disponibilità del Comune a facilitare il processo”. Si prevede infatti una nuova procedura di conciliazione per dirimere i contenziosi, con contributi economici messi a disposizione dal Comune. Chi ancora oppone una certa resistenza però sono i grandi proprietari e gli host Airbnb che hanno poca voglia di affittare le case a lungo termine. “Forse tra qualche mese, quando si renderanno conto che il turismo non ripartirà così presto, gli host si convinceranno ad affittare le case alle famiglie”.