Femminicidio Laura Papadia, ergastolo al marito Gianluca Romita, padre della vittima: “Nessuno mi ridarà mia figlia”

La Corte d’Assise di Terni ha inflitto all’imputato reo confesso una pena ancora più dura di quella chiesta dalla pubblica accusa. Gianluca Romita condannato anche a pagare le parti civili: 100mila euro al padre della vittima e 50mila euro ciascuno per i fratelli di Laura Papadia.
A cura di Antonio Palma
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Condanna all’ergastolo per Gianluca Romita, il 48enne accusato del femminicidio della moglie Laura Papadia, avvenuto il 26 marzo dello scorso anno nella loro casa di Spoleto, in Provincia di Perugia. La sentenza di primo grado, emessa oggi dalla Corte d'Assise di Terni presieduta da Simona Tordelli, ha inflitto all’imputato reo confesso una pena ancora più dura di quella chiesta dalla pubblica accusa che nella precedente udienza aveva chiesto 30 anni di reclusione per l’agente di commercio.

Secondo l’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Alessandro Tana, la trentaseienne Laura Papadia fu strangolata in casa sua dal marito che aveva trasformato il legame in un rapporto oppressivo e non accettava il desiderio di maternità della donna essendo lui già padre da precedenti relazioni. “Non ha ucciso solo un essere umano, ma il sogno di maternità di una donna sana, Laura, che desiderava avere un figlio con lui, l'uomo che amava malgrado tutto”: aveva detto il pubblico ministero nella requisitoria.

Per il pm, l'omicidio avvenne al culmine di una lite la sera del 25 marzo 2025 ma nel contesto di un conflitto che da tempo divideva la coppia. l'autopsia ha stabilito che Laura morì per "asfissia acuta da strangolamento atipico", compiuto "prima con le mani, poi con una mantellina con lacci".

Il pm della Procura di Spoleto aveva chiesto la condanna a 30 anni con concessione delle attenuanti generiche da riconoscere come equivalenti delle aggravanti del vincolo coniugale ma i giudici hanno sentenziato una pena più severa. Dopo circa due ore di camera di consiglio, hanno dichiarato l’imputato colpevole e decaduto dalla responsabilità genitoriale.

Gianluca Romita condannato anche a pagare le parti civili con provvisionali immediatamente eseguibili di 100mila euro in favore del padre della vittima e di  50mila euro ciascuno per i fratelli di Laura Papadia. Risarcimenti anche per le altre parti civili che si erano costituite in giudizio, il Comune di Spoleto e l’associazione Per Marta e per tutte, a cui la Corte d’Assise ha riconosciuto rispettivamente 10mila euro e 8mila euro.

Soddisfazione per la sentenza di condanna è stata espressa dai familiari della donna uccisa mentre la difesa dell’uomo ha già preannunciato ricorso in appello puntando a uno sconto della pena in secondo grado vista sia la collaborazione dell’imputato fin dal primo momento delle indagini sia le sue condizioni psichiche. "Laura non me la danno più. Ho creduto fino adesso alla giustizia e questa è stata una cosa che mi ha rincuorato, ma ripeto è una situazione troppo particolare, mi sento ancora scosso" ha dichiarato dopo la sentenza Maurizio Papadia, padre di Laura. "Oggi ci sono due ergastoli: uno giudiziario e uno emotivo", ha detto l'avvocato Filippo Teglia, legale del padre e del fratello della vittima. Per Luca Maori, difensore di Romita, si tratta invece di "una pena non giusta".

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