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L'omicidio di Francesca Deidda

Femminicidio Francesca Deidda, riparte il processo: “Dal marito depistaggi chiari, merita l’ergastolo”

Al via il processo d’appello per l’omicidio di Francesca Deidda. La difesa del marito, Igor Sollai, condannato in primo grado all’ergastolo per aver ucciso la moglie a martellate, punta a escludere la premeditazione e ottenere uno sconto di pena. L’avvocato Piscitelli, legale del fratello della vittima, a Fanpage.it: “Chiederemo la conferma della sentenza”.
A cura di Eleonora Panseri
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Francesca Deidda e Igor Sollai
Francesca Deidda e Igor Sollai
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A Cagliari comincia oggi, venerdì 20 marzo, il processo in Corte d’appello per l'omicidio di Francesca Deidda, la 42enne di San Sperate uccisa nel 2024 a martellate dal marito Igor Sollai, 44 anni. L'uomo è stato condannato in primo grado all’ergastolo con isolamento diurno per un anno a luglio 2025.

La sentenza è stata impugnata dagli avvocati del 44enne, Carlo Demurtas e Laura Pirarba. L'inizio della prima udienza è previsto per le 9.30. In aula saranno presenti anche il fratello della vittima, Andrea, insieme al suo avvocato, Gianfranco Piscitelli, presidente di Penelope Sardegna.

I difensori di Sollai, reo confesso del femminicidio, sperano di far escludere l'aggravante della premeditazione. Se ciò dovesse avvenire, l'uomo potrebbe ottenere una riduzione della pena.

"Chiederemo la totale conferma della sentenza di primo grado perché, secondo noi, i giudici l'hanno motivata in maniera corretta. Non possiamo essere d'accordo sull'ipotesi del ‘delitto d'impeto', le indagini sono state fatte benissimo e tutto parla in maniera molto chiara", ha detto a Fanpage.it Piscitelli.

"Sollai ha organizzato tutto, facendo ricerche su Internet e mettendo in atto comportamenti e depistaggi molto chiari. Non è vero, per esempio, che ha collaborato. C'è stata solo un'ammissione di colpa parziale perché fino all'ultimo ha cercato di sviare le indagini", spiega ancora.

Deidda era stata uccisa la sera del 10 maggio 2024 nell’abitazione dove viveva con il marito. Sollai aveva colpito alla testa la donna, addormentata sul divano del soggiorno, con una mazzetta da muratore almeno otto volte.

Aveva quindi occultato il corpo all'interno di un borsone, successivamente abbandonato nelle campagne tra Sinnai e San Vito, nei pressi della vecchia statale 125.

Il cadavere era stato trovato a luglio e, a 6 mesi di distanza dal delitto, Sollai, in carcere per l’ipotesi dell’omicidio della moglie, aveva confessato, sostenendo già allora la tesi del “delitto d’impeto” e negando quindi la premeditazione.

"Lui non ha mai fatto trovare l'arma usata per uccidere Francesca né il suo telefonino, dicendo di averli buttati in un posto. Cosa che poi non ha trovato riscontri. E non c'è mai stato nessun tipo di pentimento, non c'è stata mai una parola per la moglie uccisa e al fratello di Francesca ha mandato lettere piene di menzogne", ricorda ancora Piscitelli.

"È normale che la difesa del Sollai porti avanti le sue tesi, ma per noi non ci sono spazi per mitigare la condanna di primo grado", aggiunge. Al legale chiediamo come Andrea Deidda sta affrontando la situazione.

"Domani sarà insieme a me. Ora sta cercando di metabolizzare tutto, ma non è facile perché è rimasto solo. Se non ci fossero gli zii, non so come vivrebbe questa situazione", ci risponde l'avvocato.

"Non riesce ancora a capire perché. Per lui erano una coppia normale, Sollai era l'uomo che ha conosciuto 25 anni fa e che l'ha cresciuto, dato che Andrea era ancora un bambino all'epoca. Non riesce a spiegarsi quello che è accaduto".

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