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Federica riconosciuta mamma delle figlie dopo la morte, prima volta in Italia. La moglie: “Mai mollare”

Il 5 dicembre 2025 il Tribunale di Trieste ha riconosciuto dopo la sua morte la maternità di Federica. Con la moglie aveva due bimbe, nate da un percorso di PMA. Emanuela a Fanpage.it: “Così rimarrà ciò che ha sempre fatto per loro”.
A cura di Eleonora Panseri
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Da sinistra, Federica ed Emanuela.
Da sinistra, Federica ed Emanuela.

Federica ed Emanuela, 61 e 46 anni, nel 2017 sono diventate mamme della loro prima figlia e pochi anni dopo della seconda, entrambe nate da un percorso di procreazione medicalmente assistita seguito all’estero.

Il 19 maggio 2024 però, quando le figlie erano ancora piccole, Federica è deceduta per un tumore. Prima della sua morte la 61enne, nota professoressa di Archeologia greca e romana dell'Università di Trieste e mamma intenzionale delle bambine, non aveva potuto procedere riconoscerle, visto che in Italia si tratta di un procedimento contrario alla normativa vigente.

Il 5 dicembre 2025 però è arrivata una decisione che, oltre a cambiare in meglio la vita di sua moglie e delle sue bimbe, costituirà un precedente importante per tante altre coppie. Il Tribunale di Trieste ha infatti riconosciuto la maternità di Federica: entrambe le donne sono a tutti gli effetti mamme delle due bambine.

In questo modo le sue figlie avranno le tutele previste per i figli di un genitore deceduto. Il procedimento è stato seguito pro bono dalle avvocate di Rete Lenford, Patrizia Fiore, Manuel Girola, Valentina Pontillo e Giulia Patrassi Leopardi. A Fanpage.it Emanuela, la moglie di Federica, ha raccontato la loro storia.

Quando vi siete conosciute tu e Federica? Quando avete deciso di avere le bimbe?

Io e Federica ci siamo conosciute a Trieste, dove sono arrivata dopo la laurea e dove volevo continuare a studiare. Lei lavorava all'università e ci siamo incontrate qui. La scelta di avere figli è nata spontaneamente. Avremmo anche adottato, se in Italia fosse stato possibile. Volevamo allargare la famiglia, avevamo il desiderio di diventare genitori.

E quando è arrivato il pensiero di chiedere il riconoscimento?

Del riconoscimento avevamo parlato quando è nata la seconda figlia, ma non sentivamo un'esigenza fortissima perché non abbiamo mai avuto problemi, né a scuola, né in ospedale. Le mie figlie sono anche battezzate, abbiamo avuto un'ottima accoglienza in questo contesto.

A un certo punto però abbiamo pensato che sarebbe stato bello anche avere un riconoscimento legale. Solo che Federica si è ammalata e non avevamo la forza per affrontare anche questa cosa. Le mie due figlie avevano 1 e 5 anni in quel periodo e stavamo anche traslocando. Per me era tutto troppo in quel momento e abbiamo lasciato le cose in sospeso, senza mai pensare che sarebbero andate come poi sono andate.

Che cosa è successo dopo?

Quando è morta Federica sono andata a fare domanda per la pensione di reversibilità e sia al Caf che all'Inps mi hanno detto che non era possibile considerare anche le bambine perché non erano figlie della defunta. Quindi, la mia pensione era quella di un coniuge senza figli e per le nostre bimbe non ci sarebbe stato alcun riconoscimento. Mi sono molto arrabbiata e ho pensato: ‘Qui le cose devono cambiare'.

La nostra figlia maggiore, dopo la morte della mamma, ha iniziato a firmarsi con il doppio cognome, una cosa che mi ha toccata profondamente e mi ha convinta a fare questo passo. Ho raccolto tutti i documenti che servivano agli avvocati e ripercorso quello che aveva fatto Federica per loro, anche solo pagare la ginnastica o i documenti dell'ostetrica. Siamo sempre state una famiglia come tutte le altre.

La vostra storia costituisce un precedente importante anche per altre coppie omogenitoriali, che cosa direbbe a quelle che in questo momento si sentono sfiduciate?

Di non mollare. Anche nei momenti più bui, quando ti sembra di aver toccato il fondo, c'è sempre la possibilità di far nascere qualcosa di bello, come è successo a me e alle mie figlie. Eravamo in un momento di grande sconforto, è stata una perdita enorme, non trovo neanche le parole per dirlo, non auguro a nessuno questa situazione. Ma per me fare questa cosa è stata motivo di energia, di vita, e anche un modo per mantenere ciò che Federica ha sempre fatto per le bambine.

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