Famiglia nel bosco, il Garante Infanzia si schiera: “Allontanamento dei minori solo in caso di grave pericolo”

L'allontanamento dei minori dalle famiglie deve avvenire "solo in caso di grave pericolo". A sottolinearlo è l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza che ha preso posizione sugli allontanamenti dalle famiglie di bambini e ragazzi tramite un documento intitolato "Prelevamento dei minori, facciamo il punto" presentato questa mattina dalla Garante Marina Terragni a Roma.
Il focus principale è stato sulla vicenda dei tre fratellini cresciuti nei boschi di Chieti con i genitori Catherine Birmingham e Nathan Trevallion e trasferiti in casa famiglia. "Questo caso ha riportato al centro dell'attenzione la questione degli allontanamenti dei bambini, allo stesso tempo all'Autorità segnalazioni di vicende ancora più problematiche nelle quali i minori sono esposti a gravi rischi. Per questo ho pensato fosse necessario fare chiarezza con riferimento a normative e sentenze che ci consentano un chiaro orientamento in materia".
Il garante sottolinea che l'allontanamento di un minore dalla famiglia "deve tornare a essere una misura eccezionale" da adottare solo in situazioni grave pericolo. L'articolo 403 del Codice Civile prevede il prelevamento forzato solo quando i bambini vanno protetti da uno stato di abbandono morale o materiale o quando sussistono rischi imminenti per la salute. Secondo il Garante, questo però avviene anche nell'ambito di conflitti familiari, in contrasto con il diritto del minore di crescere con la propria famiglia.
Terragni ha messo a punto con due avvocate esperte in diritto di famiglia un documento costituito da 18 domande e risposte sul tema: al centro vi sono la necessità dell'ascolto diretto del minore da parte del giudice come diritto fondamentale. Una pratica che, secondo il Garante, non sempre verrebbe rispettata. Il ricorso alle strutture di accoglienza per i minori allontanati dalle famiglie dovrebbe essere l'extrema ratio: secondo il documento redatto da Terragni i bambini, infatti, dovrebbero essere collocati nelle abitazioni di altri parenti e solo in ultima istanza nelle case famiglia.
"Il costo medio di 150 euro al giorno per minore pesa sulla spesa pubblica per oltre 1,3 miliardi l'anno: risorse che potrebbero sostenere direttamente le famiglie – sottolinea – evitando le separazioni non necessarie e ulteriori traumi per i bambini".