Famiglia nel bosco, Cantelmi a Fanpage: “Il padre presto coi figli”, la madre per ora resta fuori

Nathan Trevallion, il padre della "famiglia del bosco", potrebbe presto tornare a vivere sotto lo stesso tetto con i suoi tre bambini. A Fanpage.it lo psichiatra Tonino Cantelmi, conferma che la possibilità che il padre si riunisca ai figli è più vicina che mai: "finalmente oggi si sta realizzando la riunificazione della famiglia, un progetto condiviso con le istituzioni". Per l'esperto, consulente del team difensivo di Nathan e Catherine Birmingham, si tratta del "riconoscimento dell'interesse dei minori". Ma questo non riguarda ancora Catherine, almeno per il momento.
"Si vogliono evitare contrapposizioni alla luce del malessere dei bimbi, che ormai è eccessivo, sono traumatizzati da quello che è successo", spiega Cantelmi che finalmente ha potuto incontrare i bimbi di persona. "Quando li ho incontrati erano con la madre e il cuginetto, e in quel contesto stavano bene, ma fuori dai legami familiari il disagio è troppo. Ormai è impossibile da ignorare anche per le istituzioni".
La riunificazione privilegerà il padre che sarebbe pronto ad accogliere subito i suoi figli, una bimba di 8 anni e due gemellini di 6, all'interno dell'alloggio messo a disposizione dal Comune. Riunificazione però non significa che i bambini torneranno a vivere con entrambi i genitori. Nella sua ultima ordinanza, il Tribunale per i minorenni dell'Aquila – che lo scorso novembre aveva sospeso la responsabilità genitoriale a entrambi – è stato molto duro con la madre, definendola soggetta a "scatti d'ira e poco incline a seguire le regole".
A seguito di queste valutazioni, i giudici hanno disposto la separazione immediata della madre dai bambini e l'allontanamento dalla casa famiglia di Vasto dove risiedeva con loro. Era stato programmato anche lo spostamento dei piccoli, ritenuti ormai troppo sfiduciati nei confronti degli operatori della comunità. Proprio quell'ordinanza giudicata in un primo momento così drammatica però ha aperto le porte della riunificazione.
Le relazioni dei servizi sociali e del personale della struttura citate nell'ordinanza, infatti, hanno fornito ai giudici ritratti profondamente diversi di Nathan e Catherine. L'uomo è stato descritto come positivo in ogni fase del procedimento, "utile a rasserenare i figli e la madre", e per questo i giudici hanno consigliato di "intensificare la frequentazione". Questo ha permesso a Nathan di presentare ricorso rispetto allo spostamento, e chiedere di riavere i bimbi con lui mentre proseguono gli accertamenti del Tribunale.
Per Catherine però il discorso è diverso. Nei suoi confronti i giudici hanno deciso l'allontanamento dai bambini, e consigliato incontri sorvegliati. "Speriamo che venga rivista anche la figura della madre", è l'auspicio di Cantelmi. E sulla frequentazione con la madre dice: "Sarà il Tribunale a pronunciarsi su questo e sulle modalità di incontro". Intanto però prevale il senso di vittoria per avere finalmente "un obiettivo comune che va oltre le contrapposizioni di questi mesi".
Il caso dei tre bambini sta interessando anche l'Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che si è recata di persona a Vasto per incontrare i bimbi: "Stanno fisicamente bene ma la loro notevole agitazione psicomotoria, insieme a un atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti degli estranei, rivela un disagio evidente che non sorprende visti i ripetuti traumi a cui sono stati sottoposti, ultimo l’improvvisa separazione dalla madre che ha vissuto con loro questi quasi quattro mesi nella casa-famiglia di Vasto".
"Inutile dire che il loro trasferimento in un’altra struttura, così come disposto dalla recente ordinanza del Tribunale, costituirebbe un ulteriore trauma ad aggravare una situazione psicologica già evidentemente problematica: bene, dunque, che tutrice e curatrice presentino, come annunciatomi, un’istanza per sospendere il provvedimento e consentire la permanenza dei minori nella casa-famiglia di Vasto".
"Resto dell’opinione – continua Terragni – che vi sia un’evidente sproporzione tra le problematiche riscontrate nella famiglia Trevaillon e la decisione di sradicare i bambini dalla loro casa, dai loro affetti e dalle loro abitudini di vita. E che la radice di questa sproporzione sia nel sostanziale fallimento del progetto elaborato dai servizi sociali. Alle iniziali difficoltà di relazione con il nucleo – difficoltà che probabilmente, sia pure in gradi diversi, si presentano ogni volta che una famiglia viene attenzionata – non si è saputo rispondere con adeguata professionalità. Il che torna a porre il tema, già da tempo alla nostra attenzione, di un’inadeguata formazione degli operatori dei servizi che intervengono nella delicatissima trama delle relazioni e dei legami familiari. Sarebbe stato importante un confronto con l’assistente sociale impegnata nel caso, confronto al quale purtroppo l’operatrice non si è resa disponibile".