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6 Novembre 2020
19:48

Erika morta in discoteca a 19 anni per un mix letale, condannati amico e pusher

Il processo di primo grado per la morte di Erika Lucchesi si è concluso oggi con una doppia condanna per il pusher e un amico della ragazza. sarebbe stato l’amico ventunenne di Erika a fornire alla ragazza le pasticche di ecstasy che poi hanno portato al malore fatale della ventiduenne. Il legale del giovane pronto a fare ricorso in Appello.
A cura di Antonio Palma
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Ci sono due colpevoli per la morte di Erika Lucchesi, la ragazza di 19 anni deceduta in una discoteca di Firenze il 20 ottobre dello scorso anno dopo aver assunto droga al'interno del locale dove stava trascorrendo la serata. Il processo di primo grado infatti si è concluso oggi con una doppia condanna per il pusher e un amico della ragazza. Al termie del procedimento giudiziario svolto con rito abbreviato, il giudice del  Tribunale di Firenze ha inflitto una pena di 3 anni di reclusione a Matteo Nerbi, amico della ragazza, riconosciuto colpevole di spaccio di stupefacenti e di morte in conseguenza di altro reato, e una pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione al tunisino Emir Achour, anch'egli colpevole di spaccio di stupefacenti ma assolto dall'accusa di morte in conseguenza di altro reato.

Come ricostruito dagli inquirenti, coordinati dal pm Fabio Di Vizio, quella sera nel locale di Sovigliana di Vinci sarebbe stato l'amico ventunenne di Erika a fornire alla ragazza le pasticche di ecstasy che poi hanno portato al malore fatale della diciannovenne. A fornire al ragazzo le dosi di droga invece era stato il pusher da cui il giovane aveva le acquistate poco prima della tragedia. Secondo la ricostruzione dell'accusa, la vittima sarebbe arrivata in discoteca con una comitiva della quale faceva parte anche il Nerbi. Poco dopo l'assunzione di droga che sarebbe stata comprata nel locale.

Secondo l'autopsia, Erika è morta sul pavimento del locale per un mix letale di alcol e droga mentre si trovava svenuta. La terribile scoperta intorno alle 4 del mattino , quando, vedendola esanime, qualcuno ha chiamato i soccorsi. A indicare il pusher ai carabinieri, giunti, immediatamente sul posto, erano stati gli stessi amici della vittima ma appena saputo della morte della ragazza l'uomo avrebbe regalato ad alcuni presenti le pasticche che gli erano rimaste per risultare estraneo ai fatti. Il difensore di Nerbi, l' avvocato Francesco Atzeni, ha già annunciato che presenterà ricorso in appello contro la sentenza di condanna.

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