"Mi rivolgo a Ratzinger, che ancora indossa la veste bianca, è ancora Papa Benedetto ed era vicinissimo a Giovanni Paolo II: ora, che a 93 anni si avvicina al Padre, se sa qualcosa, abbia un rigurgito di coscienza e lo dica, non si porti segreti nella tomba come Wojtyla". È l'appello di Pietro Orlandi per il 37esimo anniversario della scomparsa di sua sorella Emanuela, la quindicenne svanita nel nulla a Roma il 22 giugno 1983.

"Il mio appello a fare giustizia e a darci verità lo rivolgo non è a Papa Francesco  – specifica Pietro – che so essere chiuso nei confronti della vicenda di Emanuela, ma a Ratzinger". Le informazioni che il papa emerito, come viene chiamato da quando nel 2013 il papa tedesco ha rinunciato al mandato pontificio, dovrebbe custodire, proverrebbero secondo Pietro dalla vicinanza a Papa Giovanni Paolo II, al secolo, Carol Wojtyla, colui per il quale il padre di Emanuela e Pietro svolgeva l'incarico di messo pontificio all'epoca dei fatti.

A più riprese la famiglia Orlandi si è rivolta al Vaticano chiedendo risposte, soprattutto per quanto riguarda le telefonate arrivate alla sala stampa sella Santa Sede dopo la sparizione della ragazza. Emanuela, all'epoca studentessa è stata vista l'ultima volta in vita da un'amica dopo la lezione di musica nella Basilica di Sant'Apollinare a Roma. La ragazza, come tutta la famiglia, era cittadina vaticana. Per lei Wojtyla si spese in un accorato appello ai sequestratori durante l'Angelus.