Elena, 73 anni: “Ho un nodulo al seno e la mammografia è nel 2029, posso anche morire”
Hai bisogno di una visita medica o di un esame importante, ma il sistema sanitario ti dà appuntamento a distanza di mesi o addirittura anni? Sei stato costretto a pagare strutture private per non aspettare o hai dovuto rinunciare a curarti? Raccontaci la tua storia, scrivi a segnalazioni@fanpage.it per inviare la tua testimonianza o compila questo form.
Qual è il tempo massimo che si è disposti ad attendere per una ecografia? Cinque mesi? Sei, se non ci sono particolari urgenze? Ma cosa pensereste se vi venisse pronosticato di attendere due anni e mezzo? È quello che è successo alla signora Elena, infermiera in pensione di 73 anni di San Severo, in provincia di Foggia, che si è scontrata contro il muro delle liste d'attesa della sanità pugliese.
La storia di questa donna è l'emblema di un Servizio Sanitario Nazionale così inefficiente da minare il diritto stesso alla salute delle persone. La prescrizione del suo medico curante parla chiaro: reca la data del 4 giugno 2026 e richiede una "ecografia bilaterale della mammella e del cavo ascellare" affiancata a una "mammografia bilaterale". Il quesito diagnostico scritto sulla ricetta non ammette rinvii biblici, poiché indica la presenza di un "nodulo mammella dx" (destra).
Eppure, quando il 10 giugno scorso Elena si reca a prenotare l'esame presso l'ospedale Teresa Masselli Mascia di San Severo, il sistema tira fuori una data che ha dell'incredibile: l'appuntamento è fissato per il 31 gennaio del 2029, alle ore 08:30 del mattino. Un'attesa di oltre due anni e mezzo.
Il precedente: l'attesa di due anni e la prenotazione sparita
La vicenda assume contorni ancora più paradossali e kafkiani se si considera che per Elena questo calvario non è una novità. Intervistata da Fanpage.it, la signora racconta di un precedente episodio, se possibile, ancora più grave. "Questa è la seconda volta che mi fanno uno scherzo del genere", spiega. In passato infatti, dopo aver ricevuto una prescrizione per i medesimi controlli diagnostici, Elena si era vista assegnare un appuntamento a due anni di distanza. Pazientemente aveva atteso, ma il giorno dell'esame si era trasformato in un incubo: "Andai in ospedale il giorno che avevo prenotato e mi dissero: ‘A noi non risulta'".
L'ex infermiera non si arrese, mostrando il foglio della prenotazione, del tutto simile a quello ricevuto di recente. La risposta ottenuta fu tuttavia un fermo diniego: "‘Io ho la prenotazione qui per questo giorno', dissi, ‘come fate a dire che non non risulta nessun esame col mio nome?' Mi risposero di andare al Cup e provare a chiarire con loro" racconta Elena, sottolineando l'assurdo scaricabarile. Anche il Cup negò ogni responsabilità, liquidando il caso con un laconico "lei non risulta prenotata".
Insomma, quei due anni di attesa erano stati vanificati da un clamoroso disservizio e un presunto difetto di comunicazione tra uffici; la conseguenza fu che Elena si rivolse a una struttura privata. Adesso, la doccia fredda si ripete, con l'incubo di dover attendere fino al 2029.
"Ho fatto l'infermiera, non posso essere presa in giro così"
Elena non è una sprovveduta. L'ambiente sanitario lo conosce bene, avendoci trascorso una vita intera. "Da giovane ho lavorato in ospedale, facevo l'infermiera", ricorda. Oggi che ha quasi 74 anni ("faccio la nonna a tempo pieno", precisa), si ritrova vittima di quel sistema che un tempo serviva.
Oltre al danno, c'è la beffa e il senso di umiliazione per il trattamento ricevuto agli sportelli. Riguardo l'ultima prenotazione, quella per il 2029, la signora non nasconde la sua rabbia: "Quando mi ha riferito la data, ho replicato: ‘Posso anche morire, la ringrazio'". Dall'altra parte, nessuna risposta rassicurante o risolutiva, ma il solito copione: "Torna domani" per parlare con il medico del reparto. "Non sono andata più perché anch'io ho una dignità, non posso essere presa in giro".
Un nodulo da controllare e l'impossibilità di pagare i privati
Il problema di Elena non è un esame di routine, ma il monitoraggio di una situazione clinica delicata, aggravata da una pesante storia familiare. "Abbiamo avuto altri casi in famiglia di malattie oncologiche, ho perso mio padre con un tumore" spiega la donna. "Io ho un nodulo al seno destro. Molti anni fa ho fatto anche l'esame dell'ago aspirato per controllarne la natura. Mi dissero: ‘Signora, non è maligno, però lo tenga attentamente sotto controllo‘".
Ma come si fa a tenere sotto controllo un nodulo se la prima ecografia disponibile è solo nel 2029? L'alternativa è quella che ormai conoscono tutti gli italiani: mettere mano al portafoglio e rivolgersi ai centri privati, un'opzione che la donna aveva già dovuto percorrere dopo l'episodio della "prenotazione fantasma" e che ora potrebbe essere costretta a ripetere.
Ma è una via d'uscita che Elena, purtroppo, non può permettersi facilmente. Per fare questi esami privatamente "ci vogliono centinaia di euro", calcola la signora. Una cifra difficile da sborsare per la sua condizione economica: "Per una persona che prende un'unica pensione, mono reddito in casa, non si può". Elena, infatti, è titolare di un'esenzione totale dal ticket per motivi di reddito ed età, come certificato sia sulla ricetta che sul foglio di prenotazione. Un diritto all'assistenza gratuita che, di fronte a un tempo di attesa di due anni e mezzo, viene di fatto cancellato, costringendo i pazienti più fragili a una scelta: svuotare i propri risparmi o, semplicemente, rinunciare a curarsi. Come fanno ormai quasi sei milioni di italiani.