Docente di sostegno ottiene il ruolo, trasferita a 260 km da casa: “Ho dovuto lasciare i bimbi che seguivo”

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Immagine di repertorio.
Agnese, docente di sostegno di 32 anni, ha ottenuto il ruolo ma è stata assegnata a 260 km da casa. Come ha raccontato a Fanpage.it, è stata costretta a trasferirsi: “Oltre ai costi legati all’affitto, ho dovuto lasciare i bambini e le famiglie con cui lavorava da anni”.

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"Ho studiato Scienze della formazione primaria a Bologna, poi mi sono specializzata per lavorare sul sostegno perché sento dentro di me proprio una vocazione, che in questo momento della mia vita è quello che voglio fare. Quindi, ho fatto un anno di corso in più".

Agnese, insegnante di sostegno di 32 anni, inizia così a raccontare la sua storia a Fanpage.it. Dopo aver ottenuto la specializzazione, ha iniziato a lavorare da precaria, con una cattedra al 30 giugno, a Faenza.

"Poi ho deciso di entrare di ruolo per avere una stabilità economica e, più in generale, nella mia vita, per chiedere un muto, per esempio. Sono riuscita a ottenere la cattedra ma sono stata mandata in provincia di Piacenza, nel comune di Agazzano, a 260 chilometri da casa", ci dice ancora.

"Ho dovuto far fronte a tutta una serie di spese, prima di tutto l'affitto, mentre a Faenza avevo una casa di proprietà. In più, ogni weekend cerco di tornare a casa perché qui è una realtà totalmente diversa. – prosegue – Sono sempre stata molto attiva, a livello di sport, volontariato, amici, famiglia, ora mi ritrovo in un contesto che non è quello a cui ero abituata".

"Sono passata da un contesto da 65mila abitanti a uno da 2mila". Così, per continuare a fare la vita che faceva , venerdì Agnese prende il treno venerdì per tornare a casa e rientra il lunedì per riprendere servizio a scuola.

"Lavoravo da anni nella stessa scuola, questo sarebbe stato il quinto, ero la referente del sostegno di tutto il plesso. Non solo, ho dovuto abbandonare due bambini con cui avevo una continuità didattica e una realtà che per me e per i colleghi era funzionale".

Il fatto di dover abbandonare i suoi studenti è la cosa che pesa di più ad Agnese, ci dice. Il paradosso è che nella sua provincia di provenienza, Faenza, erano disponibili 9 posti di sostegno fino al 30 giugno. Così avrebbe potuto continuare a lavorare e garantire la continuità ai bambini che seguiva.

"Nonostante ciò, a causa delle modalità di assegnazione, non ho potuto accedere a quei posti. E ho dovuto fare un passaggio di consegne con persone che, purtroppo, non conoscono il territorio e tutte le dinamiche con i bambini, le situazioni che ci sono in ogni classe", osserva ancora.

"È stato frustrante ricevere messaggi dalle famiglie che mi dicono che i bimbi sono in crisi, devono iniziare il quinto anno. Ho seguito un bimbo sordo con cui avevamo fatto un percorso bellissimo, all'inizio non parlava e aveva tanti problemi, ma abbiamo collaborato pienamente con la famiglia e lui è cresciuto tantissimo", racconta la docente.

Agnese ci ha scritto perché ha sentito di voler denunciare "un sistema che non funziona e non è meritocratico. Per me, le famiglie, i bambini, sarebbe stato bellissimo portare avanti questo tipo di percorso. – conclude – A livello politico si fanno tanti discorsi sulla scuola e gli studenti, ma alla fine queste situazioni non vengono minimamente tenute in considerazione".

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