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Processo Ciro Grillo

“Dalla ragazza 70 ‘non ricordo'”: su cosa è fondato il ricorso in appello di Ciro Grillo, condannato per stupro

È stato presentato nei giorni scorsi il ricorso contro la sentenza di condanna per violenza sessuale di gruppo inflitta in primo grado a Ciro Grillo, Edoardo Capitta, Vittorio Lauria e Francesco Corsiglia. Ecco su cosa è fondato il ricorso del figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle.
A cura di Davide Falcioni
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Ciro Grillo, Edoardo Capitta, Vittorio Lauria e Francesco Corsiglia non si arrendono: i quattro giovani, condannati in primo grado per lo stupro di gruppo ai danni di una studentessa italo norvegese – i fatti sarebbero avvenuti nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2019 nella villetta dei Grillo a Porto Cervo – hanno depositato gli atti per l'appello contro la sentenza di primo grado del collegio giudicante del Tribunale di Tempio Pausania.

Il ricorso è stato presentato tre giorni fa da tutti gli imputati ed è fondato su una serie di elementi, da supposti vizi procedurali a una critica nel merito all'attendibilità delle parole della vittima. Come riporta Repubblica in un articolo di Marco Lignana il documento prodotto dai legali di Grillo, in particolare, punterebbe su una presunta labilità della memoria di quella sera da parte della giovane norvegese: "L’analisi dei verbali ha evidenziato che la risposta ‘non ricordo' è stata pronunciata complessivamente 70 volte". Di conseguenza "la reiterazione di frasi quali ‘non ricordo', ‘non so', ‘forse', mina significativamente la nitidezza della sua ricostruzione e la sua attendibilità". In realtà i giudici del processo di primo grado avevano già spiegato come "le asserite contraddittorietà evidenziate dalla difesa degli imputati, altro non devono ritenersi se non fisiologiche e dovute alla difficoltà della stessa di ricordare infiniti dettagli di una vicenda risalente a qualche anno prima".

Non solo: gli avvocati di Ciro Grillo contestano anche che la ragazza sia stata costretta ad assumere bevande alcoliche all'interno del Povero Golf Club di Porto Cervo, come sostenuto nella sentenza di primo grado. Per la difesa del figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle non ci sarebbe nessuna prova che la studentessa sia stata costretta a bere, e soprattutto che avesse ingerito una bevanda a base di vodka, visto che una simile quantità di alcol "comporta in una più che significativa percentuale di casi uno stato di coma".

Secondo i legali di Grillo quindi la ragazza non si sarebbe trovata "in stato di alterazione psicofisica e di scarsa lucidità": "La distinzione tra disinibizione e incapacità di autodeterminazione è centrale: la prima incide sul controllo degli impulsi, ma non esclude il consenso; la seconda presuppone una perdita sostanziale delle funzioni decisionali e volitive".

Per finire il ricorso prende in esame i video del presunto stupro, analizzando anche le espressioni del volto della ragazza chiedendo come uno stato di incoscienza – determinato in primo grado – possa essere "compatibile con sette minuti consecutivi di condotte che implicano controllo motorio, gestione simultanea di più interlocutori, cambi posturali funzionali, continuità e assenza di cedimenti".

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