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Dal lavoro dei sogni alle porte chiuse, la lettera di Sara: “Viviamo in un Paese che sceglie di spegnersi”

Fanpage.it riceve e pubblica la lettera di una donna di 37 anni che ci parla del suo percorso di studi e di come, negli anni, i suoi sogni “si sono ristretti”: “Un Paese che non dà spazio ai suoi giovani è un Paese che sceglie di spegnersi lentamente”.
A cura di Redazione
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Pubblichiamo la lettera che ci ha inviato una nostra lettrice 37enne che ci scrive da una città nel nord-Italia e racconta il suo percorso di studi e di quelli che erano i suoi sogni dopo la laurea. "Pensavo fosse l'inizio della vita adulta – ci scrive – il primo passo verso un lavoro nel mondo della cultura. Invece, da allora, ogni tentativo di costruirmi un futuro è stato un susseguirsi di porte chiuse".

La lettera di Sara a Fanpage.it

Mi chiamo Sara, ho 37 anni. Nel 2018 ho conseguito la laurea triennale in Lettere, Arti e Archeologia: pensavo fosse l’inizio della mia vita adulta, il primo passo verso un lavoro nel mondo della cultura. Invece, da allora, ogni tentativo di costruirmi un futuro è stato un susseguirsi di porte chiuse.

Ho inviato decine di curriculum a musei, biblioteche, fondazioni. Ho partecipato a concorsi pubblici che sembrano progettati per non essere superati. Ho presentato la messa a disposizione nelle scuole, arrivando fino all’Ufficio Territoriale, dove nemmeno volevano aprirmi la porta. Nel frattempo ho lavorato saltuariamente in nero, come un’adolescente che deve “farsi le ossa”, mentre gli anni passavano e il mio entusiasmo diminuiva.

Nel 2020 mi è stata diagnosticata una depressione con ansia grave. Ho continuato comunque a cercare un impiego come commessa, ma paradossalmente la laurea – che avrebbe dovuto aprirmi strade – è diventata un ostacolo anche nei lavori non qualificati.

Oggi siamo nel 2025 e nulla è cambiato. I miei sogni si sono ristretti: da “lavorare in un museo di una città d’arte” a “lavorare in un luogo di cultura vicino casa”, fino all’ultima, semplice richiesta: “lavorare”.

Qualcosa avrò sbagliato anch’io, certo. Forse non mi sono formata abbastanza o, per certi lavori, mi sono formata troppo. Ma esiste anche un sistema che non permette ai giovani – e meno giovani – di mettersi alla prova, crescere, credere nelle proprie capacità.

Un Paese che non dà spazio ai suoi giovani è un Paese che sceglie di spegnersi lentamente.

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