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“Curavo mia figlia ma per la preside erano assenze ingiustificate”: il prof che ha rischiato il licenziamento

Valerio Di Stefano a Fanpage.it racconta il suo caso: “Mi sono state direttamente decretate le assenze ingiustificate, ma ho vinto in Tribunale”. E ai colleghi dice: “Imparate a conoscere i vostri diritti”
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"La mia dirigente scolastica mi attribuì tre giorni di assenza ingiustificata. Al quarto giorno si viene licenziati senza preavviso. Mi sono rivolto al Tribunale del lavoro e ho vinto: mi voleva decurtare 285 euro dallo stipendio, ma è stata l'amministrazione scolastica a pagarne 900″. A parlare a Fanpage.it è Valerio Di Stefano, 62 anni, insegnante di spagnolo in una scuola della provincia di Teramo.

Nel 2023, il giudice del lavoro gli ha dato ragione nella causa intentata contro la scuola in cui lavorava e lavora tutt'ora. Un esito non scontato alla luce di storie come quella della docente siciliana Eletta Falcone. Per Valerio, questa vittoria è particolarmente importante alla luce delle contestazioni ancora in essere: "Prima di questa vicenda, la stessa preside aveva avviato nei miei confronti tre richiami disciplinari che ora sto contestando. In 26 anni d'insegnamento ho cambiato 7 scuole ma questa è la prima dove ho problemi".

"Non potevo lasciare mia figlia minorenne da sola"

Tutto inizia quando Valerio chiede tre giorni di permesso: "Dovevo accudire mia figlia che era malata, aveva un po' di febbre, e non potevo lasciare una minore da sola a casa. Quindi ho fatto richiesta per i permessi inserendo come giustificativo ‘motivi personali e/o familiari'".

Nel successivo scambio di mail con la dirigente, il professore aveva spiegato la necessità di accudire la figlia, ma la scuola non ha comunque preso bene questa richiesta: "Secondo la dirigente scolastica, non era sufficientemente motivata, e per questo ha direttamente decretato le assenze ingiustificate. È un po' come condannare una persona senza passare per il Tribunale". Volendo spostare la metafora in ambito calcistico, Valerio ha ricevuto direttamente un "cartellino rosso", senza passare prima per quello "giallo".

La differenza è sostanziale, e anche economica: a seguito del decreto della scuola, il docente avrebbe perso i 285 euro equivalenti alle tre giornate di lavoro per le quali era considerato assente ingiustificato.

"Il richiamo contestato formalmente è un passaggio che serve per dare modo ai professori di difendersi", sottolinea il docente e scrittore. Un meccanismo anche questo, però, non privo di contraddizioni: "Nel mondo della scuola chi valuta il procedimento disciplinare è la stessa persona che poi emette la sanzione, quindi se un dirigente è convinto che il docente sia in torto è difficile che archivi la procedura".

A quel punto non gli rimaneva altro che rivolgersi alla giustizia e, insieme all'avvocata Laura Avolio del foro di Teramo, ha fatto ricorso. Il Tribunale, dopo aver valutato sia la richiesta di permesso del docente e le mail scambiate con la preside, ha dichiarato l'illegittimità dei decreti di assenza ingiustificata emessi dalla scuola, come Fanpage.it ha letto nella sentenza. La scuola è stata costretta a pagare le giornate di lavoro che erano state decurtate, più le spese di lite.

"Agli altri insegnanti dico: imparate a conoscere i vostri diritti"

Valerio era sicuro di conoscere i propri diritti, e per questo li ha fatti valere in Tribunale, e invita i colleghi a fare lo stesso: "Il problema è che spesso i docenti firmano il contratto senza essere consapevoli dei loro diritti. Firmano ma non leggono".

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