Una rivolta è scoppiata ieri pomeriggio nel penitenziario di Modena, contro le misure restrittive per i colloqui emesse per l'emergenza coronavirus, e contenute nel nuovo decreto del governo. Un gruppo di detenuti, esasperato dalla paura del contagio si è barricato dentro la struttura e nella portineria. Il personale del carcere, una ventina di persone fra poliziotti e sanitari, è riuscito a uscire. Due agenti sono rimasti lievemente feriti. Non ci sarebbe nessun evaso.

Il bilancio è pesantissimo: otto i detenuti deceduti. In un primo momento si era parlato di tre morti. Ma il capo del Dap Francesco Basentini, in collegamento telefonico con ‘Agorà' su Raitre. ha spiegato che "tre sono morti prima del trasferimento, nel carcere di Modena e altri 3 nelle carceri dove erano stati trasferiti", e cioè a Parma, Alessandria e Verona. Nel pomeriggio una altra persona è morta nel carcere di Marino del Tronto: si tratta di uno dei 41 detenuti che sono stati trasferiti la scorsa notte dal carcere di Modena, dopo le rivolte. A causare il decesso dell'uomo sarebbe stata un overdose: già al suo arrivo nella nuova struttura penitenziaria le condizioni erano subito apparse gravi. A quanto si apprende, ci sarebbe un altro detenuto trasferito da Modena in gravissime condizioni sempre a causa dell'assunzione di oppiacei.

Altri  tre decessi avvenuti a Modena sarebbero riconducibili di sicuro all'uso di stupefacenti, mentre il terzo detenuto è stato rinvenuto in stato cianotico, ma non si conoscono le cause. Per quanto riguarda i due che erano stati trasferiti da Modena negli istituti di Verona e Alessandria, sarebbero morti per overdose da psicofarmaci, probabilmente perché a Modena era stata presa d'assalto l'infermeria, ed erano stati portati via diversi farmaci. Il detenuto morto a Verona in realtà avrebbe dovuto raggiungere il carcere di Trento, ma è morto per un malore che l'ha colto mentre si trovava ancora sul pullman, davanti al carcere di Verona. La vittima era un cittadino straniero. Lo precisa il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria del Triveneto. Sul posto è giunta un'ambulanza del 118, ma i sanitari hanno potuto solo costatare il decesso del detenuto. Il sesto detenuto morto si trovava nel carcere di Parma, ma proveniva appunto da Modena.

Anche se l'Amministrazione penitenziaria ha assicurato che le tre morti non sarebbero direttamente riconducibili alla rivolta nel carcere gli accertamenti sono stati avviati, e sono tuttora in corso. Le verifiche sulle cause dei decessi sono in fase preliminare ed avrebbero evidenziato che uno dei tre è morto per abuso di sostanze oppioidi, l'altro di benzodiazepine. Altri disordini si sono verificati ieri nelle case circondariali di Frosinone, Modena e Foggia.

"Un fallimento dello Stato che poteva essere evitato", a dirlo è Giuseppe Di Carlo, segretario generale del F.S.A. Coordinamento Nazionale Polizia Penitenziaria, commentando le notizie sulla rivolta nel carcere di Modena. "Sono in corso le indagini per conoscere le circostanza del decesso, il personale della polizia penitenziaria è riuscito a rientrare all'interno del Carcere Modenese ripristinando l'ordine e la sicurezza. Una morte è sempre un fallimento per lo Stato!!!! Spero che il Governo adotti provvedimenti d'urgenza e che il colpevoli di tale scempio paghino con pene severe".

"Da fonti di stampa apprendiamo della tragica morte di un detenuto, per cause da accertare, durante la rivolta presso il carcere di Modena. Peraltro, giungono notizie di ulteriori disordini: Bari, Alessandria, Vercelli, Pavia e Padova solo per citare alcune sedi penitenziarie. Contemporaneamente, sempre secondo fonti di stampa, il Ministro Bonafede con un comunicato avrebbe dichiarato che sarebbe tutto sotto controllo e in fase di risoluzione", ha commentato Gennarino De Fazio, per la UILPA Polizia Penitenziaria nazionale. "A questo punto, stando così le cose, sembra lecito chiedersi dove viva il Ministro Bonafede e, soprattutto, se un Paese come l'Italia, se la Giustizia italiana, se il Corpo di polizia penitenziaria meritino tutto ciò – ha proseguito De Fazio -. A questo punto facciamo appello accorato al Presidente del Consiglio Conte, cui ci rivolgiamo direttamente e chiediamo di farsi garante della situazione e la convocazione di un incontro urgente su tutte le questioni carcerarie. Perché, è bene dirlo con chiarezza: se è vero – com'è vero – che non si muore di coronavirus, ma con il coronavirus, è altrettanto vero che in Italia si muore di carcere".