Coi contagi di coronavirus in forte aumento in tutta Italia, e in particolar modo nelle città più grandi, le possibilità di entrare a contatto con un positivo sono decisamente aumentate. Ma cosa è necessario fare se si apprende che una persona che vive in un condominio ha il Covid-19? La domanda è tutt'altro che banale visto che gli spazi comuni possono potenzialmente favorire la trasmissione del virus esponendo al contagio, seppur involontariamente, anche altri inquilini.

Un condomino positivo non è tenuto a comunicare il proprio stato di salute all'amministratore, tanto meno "urbi et orbi" agli altri inquilini di uno stabile. Ha comunque facoltà di farlo pretendendo la riservatezza; sarà poi l'amministratore condominiale a comunicarlo agli altri condomini invitandoli a una maggior cautela e ad igienizzare più spesso le mani. Sono solo le autorità sanitarie che devono invece obbligatoriamente essere informate allo scopo di imporne la quarantena (quando non necessario il ricovero), monitorandolo e tracciando i suoi contatti a rischio, sottoponendoli a tampone. Il condomino positivo al covid è obbligato all'isolamento e ad evitare, per quanto gli sia possibile, di entrare in contatto con gli altre persone.

L'amministratore condominiale può organizzarsi per la sanificazione degli spazi comuni, anche se non vi è l'obbligo. La sanificazione può essere effettuata solo da ditte specializzate che sono poi tenute a rilasciare una certificazione. I costi del lavoro sono ovviamente a carico del condominio e non delle autorità sanitarie. In ogni caso la raccomandazione è sempre quella di prestare la massima attenzione e, soprattutto in spazi comuni come quelli condominiali, lavare spesso le mani, rispettare il distanziamento fisico e indossare la mascherina.