Ivo Cilesi
in foto: Ivo Cilesi

Stava bene Ivo Cilesi, non aveva raffreddore né febbre, né sintomi influenzali di alcuni tipo. È andato a dormire giovedì sera e dopo poche ore a svegliarlo è stata una crisi respiratoria che lo ha costretto ad andare al pronto soccorso. Si trovava a Salsomaggiore Terme per lavorare a uno dei suoi tanti progetti che portava avanti per la cura dei malati di Alzheimer e per questo nella mattina dì venerdì 28 febbraio è giunto all'ospedale di Fidenza. Qui i medici hanno deciso di sottoporlo a tampone per capire se quella crisi potesse essere sintomo di un contagio da coronavirus, i risultati sono arrivati sabato mattina con la conferma: Cilesi era positivo. Da qui la decisione di trasferirlo all'ospedale di Parma dove le sue condizioni si sono aggravate in pochissimo tempo fino alla morte sopraggiunta lunedì mattina.

Ivo Cilesi non aveva patologie pregresse: era in salute

Sono ancora increduli gli amici e i collaboratori di Ivo Cilesi che aveva deciso di dedicare la sua vita al suo lavoro e alla ricerca di terapie che potessero aiutare i pazienti affetti da Alzheimer ad affrontare al meglio la malattia. Era esperto nella Doll Therapy, ovvero la terapia che attraverso l'utilizzo di una bambola dalle specifiche caratteristiche aiuta ad alleviare alcuni dei sintomi dell'Alzheimer, come la demenza e le patologie ad essa connessa. Presidente del centro di ricerca Innovative Elder Research Onlus che aveva fondato diversi anni prima in provincia di Bergamo dove si era trasferito ormai da vent'anni pur essendo originario di Genova, era ora al lavoro su un nuovo progetto di ricerca. Ricerca su una terapia che prevedeva l'utilizzo di acque termali, motivo per il quale si trovava a Salsomaggiore insieme con la compagna, anche sua collaboratrice: "Ci siamo visti l'ultima volta martedì e stava benissimo, poi è partito per lavorare al nostro nuovo progetto che prevede l'utilizzo delle acque termali di Salsomaggiore – spiega Paola Brignoli, vice presidente del centro di ricerca a Fanpage.it – ho sentito Ivo telefonicamente giovedì sera, abbiamo riso e scherzato. Stava bene, mai avrei potuto immaginare ciò che invece è accaduto dopo".

Il suo team di ricerca in quarantena: nessuno ci ha fatto il tampone

Era un uomo buono che aveva donato la sua vita alla ricerca e alla cura dei pazienti affetti da Alzheimer. Lo ripete in continuazione Paola Brignoli, ancora sotto choc per la perdita del collega e amico Ivo Cilesi: "Avrei voluto salutare Ivo per l'ultima volta ma la mia famiglia me l'ha impedito: sono in quarantena visto che ho avuto contatti con lui solo martedì, due giorni prima che si sentisse male – ha spiegato la vice presidente del centro di ricerca – l'Ats mi ha detto che sono necessari almeno 14 giorni perché il virus possa o meno manifestarsi. Io sto bene, non ho sintomi ma non ci è stato fatto nessun tampone, né a me né agli altri componenti del nostro team". Parte del loro lavoro era l'assistenza domiciliare alle persone affette da Alzheimer e per questo avevano deciso già da tempo di utilizzare mascherine e guanti per evitare contatti di qualunque tipo che potessero mettere in pericolo sia loro che i pazienti: "Non so come abbia potuto contrarre il virus: abbiamo operato anche in Val Seriana che è la zona maggiormente colpita dai contagi da coronavius ma finora nessuno di noi aveva mostrato sintomi – continua Paola Brignoli intervistata da Fanpage.it – non sappiamo cosa sia accaduto, ciò che è certo è che Ivo non stava male e non aveva patologie pregresse: era grosso e fisicamente stava benissimo. Questo mette in dubbio tantissime cose visto che qui la vittima non era anziana né stava male".

Continueremo il lavoro sulle cure ai malati di Alzheimer seguendo i suoi insegnamenti

Un curriculum lungo quello di Ivo Cilesi: laureato in scienze dell’educazione e pedagogia, aveva effettuato consulenze al centro Alzheimer d'eccellenza dell’ospedale Briolini di Gazzaniga e alla fondazione Santa Maria ausiliatrice, aveva collaborato, sempre nell'ambito delle sue ricerche sulla malattia, con il politecnico di Milano. "Il suo approccio di cura è sempre stato fortemente caratterizzato dall'uso di Terapie non farmacologiche come supporto ai Caregiver nella gestione dei disturbi comportamentali che la malattia sviluppa e per dare benessere al malato",  si legge in una nota di cordoglio di The Care Group. Il centro di ricerca di cui era presidente proseguirà la sua missione come spiegato da Paola Brignoli: "Continueremo il lavoro seguendo i suoi insegnamenti. Gli siamo grati per aver contribuito a creare un gruppo di formatori esperti che porteranno avanti la sua opera – ha spiegato – sono in cantiere molti progetti tra cui un innovativo ambulatorio di Terapie non farmacologiche e un'equipe multidisciplinare domiciliare, ma soprattutto la validazione delle TNF nella cura dell’Alzheimer".