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Giampaolo Amato, medico arrestato a Bologna

Confermato l’ergastolo per Giampaolo Amato: l’ex medico uccise moglie e suocera con un mix di farmaci

La Corte d’Appello di Bologna conferma l’ergastolo a Giampaolo Amato per l’omicidio della moglie Isabella Linsalata e della suocera Giulia Tateo, avvenuto nel 2021. L’imputato ha ribadito la propria innocenza, ma i giudici hanno accolto la richiesta della Procura generale.
A cura di Biagio Chiariello
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Giampaolo Amato e Isabella Linsalata
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La Corte di assise d’appello di Bologna ha confermato la condanna all’ergastolo per Giampaolo Amato, ex medico della Virtus, ritenuto responsabile dell’omicidio della moglie Isabella Linsalata e della suocera Giulia Tateo. I giudici hanno respinto l’impugnazione della difesa, accogliendo la richiesta della Procura generale e confermando integralmente la sentenza di primo grado.

Secondo l’impianto accusatorio, le due donne sarebbero state uccise con la somministrazione di un mix di farmaci. Giulia Tateo, 87 anni, è morta circa tre settimane prima della figlia; Isabella Linsalata, ginecologa di 62 anni, è deceduta nella notte tra il 30 e il 31 ottobre 2021. Per entrambe, l’accusa ha sostenuto l’uso di benzodiazepine e di un anestetico da sala operatoria.

La decisione è arrivata dopo circa quattro ore di Camera di Consiglio. Nel dispositivo, la Corte ha disposto anche una riduzione del risarcimento riconosciuto ad Anna Maria Linsalata, sorella di una delle vittime. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

Le vittime
Le vittime

Prima del verdetto, Giampaolo Amato ha reso dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d’assise d’appello, presieduta da Domenico Stigliano. Un intervento breve, poco meno di nove minuti, nel quale l’imputato ha ribadito con forza la propria innocenza. "Io non ho commesso quello per cui sono imputato, non ho ucciso mia moglie e mia suocera", ha affermato, definendo "insopportabile" l’idea di essere ritenuto capace di fare del male alle due donne.

Nel suo intervento, l’oculista ha respinto l’immagine tracciata dall’accusa, quella di un uomo mosso da avidità o calcolo. Ha ricordato la sua professione di medico e il rispetto per la vita umana, sottolineando di aver condiviso oltre quarant’anni di vita con la moglie e di avere due figli che, ha detto, non credono alla sua colpevolezza. Amato ha escluso moventi economici, spiegando di aver rinunciato all’eredità in favore dei figli e di non vedere alcun vantaggio personale in quanto contestato.

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"Sono innocente e non smetterò mai di dirlo", ha ribadito più volte, sostenendo che le morti di Isabella Linsalata e Giulia Tateo siano state spiegate e che lui non ne porti la responsabilità. Parole che non hanno però convinto i giudici, i quali hanno confermato l’ergastolo già inflitto in primo grado.

Amato è difeso dagli avvocati Franco Coppi e Valerio Spigarelli. Con la decisione della Corte d’appello, il quadro giudiziario resta immutato in attesa delle motivazioni, che chiariranno nel dettaglio le ragioni della conferma della condanna.

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