Quando entriamo nel Comune di Tropea, in una mattina fredda e piovosa di febbraio, ci mettiamo poco a trovare la stanza del sindaco Giovanni Macrì. Contrariamente a quanto succede solitamente in altri uffici pubblici, all'ingresso non ci fanno molte domande e pur accorgendosi che siamo dei giornalisti ci lasciano passare senza tante frottole. La stanza del sindaco è al secondo piano e la porta è aperta. Dentro ci sono due persone, ma appena ci presentiamo Macrì ci invita a sederci e dice che risponderà tutte le domande, anche a telecamere accese. Non sembra affatto stupito della visita della stampa, è come se in fondo un po' se l'aspettasse. D'altronde da qualche ora il Comune che amministra è finito (di nuovo) sotto i riflettori e anche stavolta le notizie sono tutt'altro che allettanti. La vicenda, ormai nota,vicenda, ormai nota, è quella della presunta compravendita di loculi cimiteriali ad opera di tre addetti, tra cui il custode comunale, che per liberare spazio e rivenderlo avrebbero distrutto bare e fatto sparire anche i resti dei defunti, talvolta bruciandoli. Sono passate appena 24 ore da quando il procuratore Camillo Falvo ha tenuto una conferenza per comunicare gli arresti dei tre indagati, Francesco Trecate, il figlio, Salvatore Trecate, e l'aiutante Roberto Contartese, e il sindaco sembra ancora abbastanza scosso.

Sindaco, cosa ne pensa di questa vicenda?

Mi sento stordito. Ieri ovviamente non ho avuto né il coraggio né la forza né la lucidità per rilasciare un comunicato stampa, che era doveroso per la mia comunità. Oggi, invece, ho cercato di dare fondo alle poche forze perché vi garantisco che trovarsi in una situazione del genere non è affatto semplice. Ho raccolto una eredità triste, ho preso le redini di una città che veniva – dice riferendosi al consiglio comunale – da uno scioglimento per infiltrazione mafiosa, ho cercato di riscolpire l'immagine di una comunità e penso di esserci riuscito, bene o male poi saranno i cittadini a dirlo. Vedere messo a rischio in un solo colpo due anni di duro lavoro, durante i quali non ho dedicato una sola giornata al mio lavoro e alla mai famiglia, che ho trascurato, devasta.

Qual è il messaggio che vuole dare alla sua comunità?

Il messaggio è che mi sono assunto le mie responsabilità. Il procuratore Falvo ha parlato di segreto di Pulcinella. Quelle parole mi hanno ferito. Se questo è il segreto di Pulcinella, io cosa ho fatto? Ma se era una cosa risaputa da tutti, perché non sono venuti a parlare con il sindaco?

Lei non ne sapeva niente fino ieri?

Ma no. Guardi che Tropea è una città cattiva, una bella città, una bella comunità, ma anche cattiva. Lei pensi, l'ultima cosa che mi addebitano come attività illecita è che mi sarei adoperato in modo postumo per far vincere un concorso a un consigliere, che in realtà aveva già vinto da tempo. Alcune pessime persone della mia comunità, sottolineo alcune, sono capaci di tutto. Al chiacchiericcio bisogna prestare attenzione, ma bisogna sempre tenere conto di chi è che parla, se no si rischia di fare più danni che utile. Io posso dire questo, non ho avuto campanelli d'allarme tali perché mi dessi una scossa. Evidentemente o li ho ignorati o non sono stato capace di avvertirne la forza. Ma ripeto, non voglio esonerarmi dalle responsabilità, avverto un senso di colpa enorme per quello che è successo.

In realtà pare invece che qualcuno lo avesse detto a gran voce anche sui social, anche sulla pagine del Comune. Conferma questa circostanza? 

E' vero, ma è stato venerdì scorso, è stato durante un consiglio comunale. Questa persona poco prima mi ha mandato un messaggio, un audio su whatsApp, anche due o tre gironi prima aveva ventilato questa cosa, ma sono fatti che io ho denunciato per tempo.

Il principale indagato della vicenda era stato premiato da lei nell'agosto scorso. Questa circostanza la turba?

Questa è una cosa che mi ferisce particolarmente. Lui ha avuto un riconoscimento da parte della città, deliberato all'unanimità dalla conferenza dei capi gruppo, un giudizio unanime su valore della persona e sul suo impegno per la comunità. E' normale che una persona che fino a poco fa era considerata una persona da emulare e oggi si rivela dr Jekyll e mr Hyde, ti può ferire. Ovviamente, come potete ben capire né il sindaco né nessuno è infallibile. Anche i presidenti della Repubblica a volta danno onorificenze a persone che in un certo momento sembrano filantropi, grandi benefattori. Tutti sbagliamo nel giudizio. La cosa mi fa particolarmente male, anche perché quell'onorificenza l'ho fortemente voluta io, per una persona che non mai lesinato il proprio impegno, il proprio tempo per la città.