Il Cie di Gradisca verrà parzialmente svuotato. La decisione è stata presa ieri dal Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Viminale, ma a determinarla sono stati tre giorni di tumulti e rivolte degli "ospiti" del centro che, pur di farsi ascoltare, sono arrivati a incendiare alcune stanze e dare vita a tumulti violenti e scioperi della fame e della sete. Per loro, malgrado le condizioni di vita disumane nelle quali versano da mesi (più volte denunciate anche in sede istituzionale), nessun intervento diretto di nessun ministro del governo. L'ultimo capitolo sul Centro di Identificazione ed Espulsione friulano è stato scritto a partire dalla sera di mercoledì scorso – 30 ottobre – quando alcune persone sono salite sul tetto dell'edificio mentre altre hanno dato alle fiamme dei materassi, danneggiando le poche stanze agibili. Le ragioni della protesta andavano cercate nelle condizioni disumane di detenzione, con un sovraffollamento che rendeva la vita impossibile. L'indomani la rivolta si è ripetuta, e così anche nella note tra il 2 e il 3 novembre, finché tutte le stanze sono state rese effettivamente inagibili. Melting Pot Europa scriveva due giorni fa: "Il Cie è nel caos completo, non si sa dove mettere le persone, i reclusi, circa 60 persone, sono ammassati in due stanze e nei corridoi interni. Anche se la Prefettura non dichiara ufficialmente l’inagibilità del CIE, l’ingestibilità è palese. Ancora, in questi giorni, l’esasperazione dei reclusi li ha portati a rischiare di morire. Durante gli incendi, prima dell’arrivo delle ambulanze, molti avevano già perso conoscenza. Le conseguenze dell’inalazione del fumo sono ancora riscontrabili nelle voci delle persone. Ricordiamo che un ragazzo si trova ancora in coma irreversibile all’ospedale di Trieste, un ragazzo che in agosto ha tentato di fuggire per cercare la libertà che una detenzione amministrativa e non penale, gli negava".

La decisione di svuotare parzialmente il Cie è stata presa dopo l'interpellanza urgente presentata ieri dal presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato, Luigi Manconi, che ha affermato: "Quanto è successo nelle ultime ore dimostra come il CIE di Gradisca sia la manifestazione più drammatica della inefficacia di questi posti: condizioni di vita disumane e tensione altissima che si contiene con difficoltà. Quindi va chiuso al più presto. Io stesso, con una delegazione della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, il 10 settembre scorso mi sono recato in visita al centro, riscontrando numerose criticità nelle condizioni di vita delle persone lì trattenute. Alla luce di questo ennesimo episodio – ha concluso Manconi – torno a chiedere al Ministro dell’interno Angelino Alfano di affrontare con urgenza e alla radice la questione dei Centri di identificazione ed espulsione e di riconsiderare l’intero sistema di gestione dell’immigrazione nel nostro Paese". Le affermazioni di Manconi sono arrivate in contemporanea con quelle della parlamentare di Sel Serena Pellegrino, che ieri ha fatto visita al centro e ha riportato sul suo blog: "Non servono le mie competenze tecniche di architetto per affermare che la struttura va chiusa, è inagibile nella sua interezza visto che le stanze si trovano in assoluto stato di degrado e che le persone sono trattenute in condizioni igienico sanitarie indescrivibili".

Cosa succede ora? Una parte degli "ospiti" verrà trasferita in un altro Cie, per l'esattezza quello di Trapani.  Nei confronti di molti di loro nei prossimi giorni verranno accelerate le pratiche per il rimpatrio. Al momento – secondo quanto reso noto dalla Questura di Gorizia – non è previsto lo sgombero totale della struttura, dove dovrebbero rimanere una decina di detenuti: alcuni posti letto, malgrado le rivolte, sarebbero ancora agibili. Ieri, però, i circa 60 ospiti sono stati tutto il giorno ammassati in una sola stanza. La Tenda per la Pace e i Diritti, associazione che da tempo chiede la chiusura del Cie, rendeva noto come vi fossero stati episodi di autolesionismo da parte di persone ormai esasperate. Un uomo si è aperto la testa sbattendola sulle sbarre, mentre un altro ha ingoiato diversi oggetti, tra cui chiavi, mollette e oggetti di plastica. La loro protesta dura da mesi. E, come detto, quella che potrebbe essere una vittoria (la chiusura temporanea del centro) potrebbe di fatto rivelarsi un boomerang. Molti immigrati, infatti, verranno presto rimpatriati in quei paesi dai quali avevano deciso di fuggire.

Ps: è stata organizzata per il 16 novembre una manifestazione per chiedere la chiusura definitiva del Cie di Gradisca di Isonzo. A questo link è possibile aderire e saperne di più.